Dal treno in ritardo al ritorno in Primera: la storia dell’Unión La Calera

Unión La Calera

Non esiste miglior antidoto per esorcizzare i propri demoni del portarseli in casa e osservarli da vicino. Dev’essere sulla base di una logica simile, quasi sadica in apparenza, che i Santiago Wanderers hanno pensato di ingaggiare Rafael Viotti, l’attaccante dell’Unión La Calera responsabile, di fatto, della drammatica retrocessione in Primera B dei Caturros: è stata proprio una rete del centravanti argentino, infatti, a portare ai rigori lo spareggio ascenso-descenso, condannando gli Wanderers alla retrocessione dopo nove anni in massima divisione.

È forse destino che le gioie, o le delusioni più cocenti, per l’Unión La Calera, tornata in Primera dopo un anno, debbano in qualche modo passare attraverso le sfide con gli Wanderers: nel 1988, protestando per un polemico rigore assegnato al Vagabundo nei minuti finali, Nicolás Chahuán Nazar, il leggendario presidente della Calera, venne colto da un infarto e morì qualche ora più tardi in ospedale.

Rappresentante della comunità araba di La Calera e figura di riferimento del calcio locale, è stato sotto la sua guida che l’Unión ha scritto le pagine più gloriose della sua storia. Tra cui, però, non ci può essere il primo anno di vita del club, passato alla storia per il tentativo del sindaco della città di convincere i macchinisti a far tardare il treno del San Luis, il principale rivale per la vittoria del titolo regionale del 1955: restava da giocare solo l’ultima giornata e i Quillotanos conservavano due punti di vantaggio in classifica. Ma, nonostante il San Luis perse effettivamente a tavolino la sua partita con il Trasandino de Los Andes, il piano del sindaco venne vanificato dal 2-2 della Máquina cementera con l’Universidad Técnica.

Una certa credibilità la “U” l’ha riacquistata diversi anni più tardi quando la maglia roja l’hanno vestita personaggi come Elías Figueroa e Osvaldo Castro. D’altronde parliamo pur sempre di quello che un po’ tutti considerano il miglior calciatore cileno di sempre, diventato “Don” proprio in questo periodo, quando il radiocronista Hernán Solís lo soprannominò così per la prima volta meravigliandosi della sua autorità, e di uno come Osvaldo Castro, conosciuto anche come “Pata Bendita“, passato alla storia per il suo potentissimo sinistro, sul quale si raccontano parecchie storie, alcune dai contorni leggendari: si dice, ad esempio, che una volta il compagno di squadra Pedro Graffigna, dopo aver fatto gol di testa su un suo cross, si accasciò a terra svenuto senza nemmeno accorgersi di aver segnato.

Il declino è arrivato inesorabile dopo la morte di Chahuán. Priva del suo punto di riferimento, la Máquina cementera è caduta in una grave crisi, da cui ne è uscita solamente nel 2007, quando con l’avvento di Sergio Jadue ha fatto ritorno in Primera División dopo ventisei anni nelle categorie inferiori. Eppure è stata solo un’illusione. Otto anni più tardi lo scenario era già completamente cambiato: Jadue, che nel frattempo aveva fatto in tempo a diventare presidente dell’ANFP, e costringere Bielsa a dimettersi da dt della Roja per divergenza di vedute, si è ritrovato al centro dello scandalo di corruzione scoppiato in seno alla FIFA, con tutte le immaginabili conseguenze negative per l’Unión La Calera. Non deve quindi stupire se negli ultimi due anni la formazione calerana ha persino rischiato di fallire nel 2016. Ma poi tutto è cambiato quando nello scorso giugno sulla panchina cementera si è seduto Víctor Rivero. Partita per evitare la retrocessione in Primera, la Máquina cementera ha finito per rendersi protagonista di una cavalcata entusiasmante, recuperando dieci punti all’Iberia e raggiungendo una promozione per certi versi impensabile, a Valparaíso, nella casa dei Santiago Wanderers, dopo aver perso l’andata davanti al pubblico amico del Lucio Fariña. Forse un colpo di fortuna, ma Rivero si limita ad alzare le spalle e rispondere che la fortuna e la storia “se acuerdan de los valientes“.

Vincenzo Lacerenza