U. de Conce: da Valdivia all’eliminazione dalla Libertadores di Palermo, con un baby allenatore e un portiere che ha fatto la storia

U de Conce

Lo spareggio ha definitivamente estromesso l’Unión Española dalla Copa Libertadores e negato a Martín Palermo di fare ritorno nel torneo che gli ha dato più gloria. El Titán così dovrà accontentarsi di disputare nella prossima stagione la Copa Sudamericana, un palcoscenico inferiore ma probabilmente con più possibilità di fare bene, che lo ha già visto trionfare da giocatore per ben due volte con la maglia del Boca.

Chi disputerà la prossima Libertadores sarà invece l’Universidad de Concepción, club con gli stessi colori sociali del Boca, ma con una storia molto meno gloriosa. Questa società nata solo 23 anni fa rappresenta la cittadina costiera di Concepción, fondata nel 1550 dal conquistatore spagnolo Pedro de Valdivia. Proprio quel cognome nel 2003 è ricomparso dalle parti del Rio Biobio, quando un talentuoso enganche cileno-venezuelano, soprannominato el Mago, durante il primo anno in Primera División, trascinò la squadra fino alla prima partecipazione in assoluto nella Libertadores.

All’inizio di questa stagione la U. de Conce però aveva ben altri piani. L’obiettivo prefissato dalla dirigenza e dal corpo tecnico era la salvezza, ma grazie soprattutto alle capacità messe in mostra da un allenatore molto giovane, è riuscita a mantenersi nelle prime posizioni fino al termine del campionato. Un allenatore che ha preso la squadra dall’ultimo posto nel 2016 e nel giro di un anno l’ha portata a qualificarsi a una competizione che mancava da quattordici anni. Si tratta di Francisco Bozán, trentunenne laureato in psicologia ed ex giocatore del Bournemouth, che quattro anni fa ha avuto la prima esperienza sulla panchina di una formazione di Primera, più precisamente alla guida del Bernechea neopromosso e retrocesso al termine della stagione. Proprio grazie a quell’esperienza, seppur negativa, è diventato il dt più giovane della storia del calcio cileno.

“La giovinezza non significa niente. L’esperienza è legata a un accumulo di eventi che ti danno l’apprendimento e non a una somma di anni a livello quantitativo. Questo è più qualitativo”. Ha detto a La Tercera riguardo al tema della sua precocità nell’allenare.

Se a Bozán manca esperienza, questo non si può certo dire al veterano di questa squadra, il portiere argentino Cristián Muñoz, che con i suoi 40 anni si candida a essere il giocatore più longevo della Libertadores 2018. El tigre come viene soprannominato ha un passato più o meno celebre. Migliore amico di Walter Samuel ai tempi della nazionale sub-20 argentina e del Boca Juniors di Carlos Bianchi di inizio millennio, esordì con la maglia del Boca nel 1999, nel palcoscenico più illustre di tutti, a La Bombonera in un Superclásico contro il River: lui era il terzo portiere ma si ritrovò a fare il titolare a causa degli infortuni di Óscar Córdoba e del Pato Abbondanzieri a 6 minuti dall’inizio della partita e si rese decisivo nella vittoria 2-1 degli Xeneizes (in gol quel giorno proprio Palermo, in un’azione nata dal rinvio lungo del portiere).

Quella vittoria è risultata fondamentale per il bicampeonato ottenuto da Bianchi. Muñoz ha vinto tutto con il Boca seppur da portiere di riserva, ruolo ricoperto anche in nazionale, con cui sotto gli ordini del profe Pekerman faceva il vice di Franco Costanzo.

Poi la sua carriera si è sviluppata tra Argentina e Cile. Nel Paese transandino oltre ad aver giocato e vinto con le maglie di Colo Colo e Huachipato, è stato protagonista anche di un fatto spiacevole, quando rimase coinvolto nel terremoto del 2010, disperso per alcuni giorni salvo poi essere ritrovato senza alcuna ferita grave. Ha inoltre riportato la U. de Conce nel massimo campionato cileno.

Con questo mix di gioventù e esperienza el Campanil affronterà il Vasco da Gama, ma dopo aver tolto la Libertadores a Palermo nulla sembra impossibile.

Mattia Zupo