The Strongest, il Clásico paceño e le nuove folli regole del calcio boliviano

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Anno nuovo, regole nuove. Nei mesi scorsi la Bolivia è stata travolta da una nuova crisi calcistica, figlia della confusione che c’è in Federazione, ma anche delle gravi condizioni economiche nelle quali versa la maggior parte dei club professionistici. Così, grazie anche all’intervento del presidente Evo Morales, si è pensato di ridare nuovo interesse al campionato cambiandone radicalmente il format.

La Primera División iniziata poco meno di un mese fa si presenta così come un torneo totalmente rivoluzionato, spezzato in due parti; se da una parte è stato confermato il Torneo Clausura classico, dall’altra troviamo il Torneo Apertura, o Copa Bolivia, nel quale le quattordici squadre partecipanti sono state divise in due gironi e giocheranno un totale di quattordici partite. In mezzo ci saranno infatti anche due turni extra, per permettere alle tv locali di valorizzare al meglio il prodotto. Come? Trasmettendo per due volte il Clásico paceño, unica partita di un certo livello, nonché un derby tra i più sentiti al mondo.

Con queste premesse, Bolívar e The Strongest si sono affrontate nel loro primo clásico dell’anno, e il risultato finale ha premiato oltre modo gli Atigrados. Il 2-0 col quale The Strongest ha battuto i rivali storici sorprende per tempistiche e modalità: dopo una sola vittoria nelle prime tre uscite infatti, la squadra era entrata in crisi, tanto che nell’ambiente aurinegro già si iniziava a parlare di esonero per il dt Carlos Ischia. Il Pelado, ingaggiato a dicembre per sostituire il partente César Farías, in settimana aveva chiesto pazienza e fiducia, esponendosi in prima persona sui tanti volti nuovi acquistati nell’ultima sessione di mercato.

Proprio da loro arrivano i due gol vittoria contro il Bolívar, due reti che hanno permesso al Tigre di tornare a respirare aria fresca dopo le tante critiche incassate di recente. La prima esultanza al popolo aurinegro l’ha regalata Edison Carcelén, uno dei giocatori-talismano per Ischia, che lo allenò durante la sua esperienza biennale all’Aucas, club ecuadoriano neopromosso guidato dal dt fino alla qualificazione in Copa Sudamericana.

La seconda rete l’ha segnata Edis Ibargüen, attaccante arrivato dal campionato colombiano, un acquisto passato quasi inosservato ai più, ma già fondamentale nel modulo del Tigre.

Ibargüen è diventato un idolo dei tifosi in poco tempo, non solo per le sue giocate, ma anche per la spontaneità con la quale si è approcciato alla nuova avventura. La sua conferenza stampa di presentazione è un manifesto all’umiltà, in cui si parla solo di lavoro e voglia di migliorarsi. Quella voglia che gli ha permesso di lasciare la sua Carepa, nel cuore dell’Antioquia, per trasferirsi da ragazzino al Real Cartagena prima e al Fortaleza in seguito, esperienza formative prima dell’esplosione definitiva con la maglia del Patriotas, club nel quale ha giocato due anni segnando 18 reti in 32 partite. Quello al Boíivar è il suo primo gol con la maglia di The Strongest, visto che la settimana scorsa fu Saúl Torres, difensore del Nacional Potosí, a negargli questa gioia intervenendo su un suo tiro a botta sicura e trasformandolo in autogol.

Ibargüen, arrivato su espressa richiesta di Ischia, è uno dei giocatori sui quali il dt vuole costruire un The Strongest capace di lottare su tutti i fronti nell’immediato futuro. Gli obiettivi? Ovviamente il campionato, da rivincere dopo l’ultima annata dominata dal Bolívar, ma soprattutto la Copa Libertadores.

Andrea Bracco