Taison e il piatto di pasta che gli cambiò la carriera

Taison

Meglio Messi o Taison? La domanda, pur ammettendo una sola risposta, è un vero e proprio tormentone, almeno in Brasile. Il primo a porsi l’interrogativo, nel maggio 2009, fu il giornalista Wianey Carlet: il numero 10 del Barcellona aveva trovato il gol in finale di Champions League all’Olimpico di Roma, ma quella stessa notte, dall’altra parte del mondo, un ragazzo di sette mesi più giovane aveva segnato, in semifinale d’andata di Coppa del Brasile, per l’Internacional, il club che lo aveva inizialmente rifiutato perché, nonostante il nome ispirato al possente pugile, troppo magro.

Costretto a dividere scarse quantità di cibo con altri dieci fratelli, Taison aveva però avuto in fretta la sua rivincita: tutto merito di un piatto di pasta cucinato da un dirigente del Progesso FC nell’intervallo di un’amichevole contro il Tricolor. A stomaco pieno, nella ripresa era arrivata la tripletta che aveva fatto rapidamente cambiare idea all’Inter.

Il ragazzo, sosteneva il giornalista gaúcho, sarebbe arrivato senza dubbio a un grande club europeo, dove avrebbe finalmente trovato la sua consacrazione. “E tra dieci anni sarà possibile chiedersi: chi è stato il migliore, Messi o Taison? Non resta che aspettare e vedere”. Nove anni sono passati: il brasiliano è in procinto di passare alla Roma, mentre Carlet è morto nel settembre del 2017, salutato da decine di articoli che, fin dal titolo, ricordavano il meno azzeccato degli accostamenti calcistici.

In famiglia hanno imparato a scherzarci sopra. Alla notizia che Tite, ai tempi dell’Internacional allenatore di un giovane Taison, al quale aveva dedicato apposite sessioni d’allenamento per migliorare la finalizzazione, lo aveva inserito nella lista definitiva per i Mondiali di Russia, il fratello ha commentato così: “Ora vedremo chi è il migliore, se lui o Messi”. Purtroppo, poi, il campo non ha potuto parlare: Taison non ha mai giocato, neanche contro il Belgio, quando Matheus Bacchi, figlio e assistente di Tite, ne chiedeva l’ingresso in campo.

Marco Maioli