Lo Sportivo Luqueño e i suoi ‘chancholigans’: i maiali di Luque

Sportivo Luqueño

Arrivano i maiali di Luque. Era il grido un po’ sprezzante delle tifoserie paraguaiane della capitale, Asunción, quando si fermavano in stazione i treni pieni di tifosi dello Sportivo Luqueño. E di maiali. Perché Luque, oggi sede della federcalcio sudamericana (si prega di evitare qualsiasi tipo di battuta per analogia), è conosciuta in Paraguay per l’allevamento dei suini, che venivano trasportati al macello su vagoni adiacenti a quelli della squadra e dei suoi sostenitori quando si muovevano per le trasferte, non troppo remote, ad Asunción.

Kuré Luque, per dirla in lingua guaraní, o Chanchón, tradotto in castigliano: la sostanza è sempre la stessa, e per quel gusto tipicamente sudamericano di rendere ogni difetto imputato dai rivali un motivo d’orgoglio, così come quelli del Boca Juniors in Argentina si fanno chiamare Bosteros e quelli del River Plate Gallinas, quelli dello Sportivo Luqueño cominciarono a farsi riconoscere come maiali. I porci ultrà, per essere precisi, i chancholigans.

La storia di questa squadra è quasi tutta qui, nella modestia dei suoi mezzi economici e tecnici e nel calore della sua gente, che la rende la più tifata del Paraguay dopo i colossi Olimpia e Cerro Porteño, alla pari con il Guaraní. Quasi, appunto, perché prima della semifinale di Copa Sudamericana raggiunta nel 2013, lo Sportivo Luqueño ha già vissuto un momento di gloria. Questa squadra nata dalla fusione delle tre che rappresentavano Luque nei primi anni del 900, portandone nello scudo il ricordo con tre stelle, ha anche vinto un paio di campionati. Nel 1951 e nel 1953. La curiosità? Che a conquistare quei due titoli da allenatore fu Vessilio Bartoli, un italiano, ligure, che prima di sopravvivere a un disastro aereo era emigrato in Paraguay per entrare nella storia e far inchinare il Paese al passaggio del treno dei maiali…