Qualità dei singoli, competenza gestionale e un grande vivaio: i segreti dello Sporting Cristal

Cristal

Lo Sporting Cristal, dopo il successo del Torneo de Verano, conquista anche il titolo Apertura, al termine di un girone dominato in lungo e in largo dove, grazie anche alle difficoltà delle altre grandi, la squadra di Mario Salas ha viaggiato alla media di quasi due punti a partita.

Vince senza giocare, lo Sporting Cristal, che festeggia il Torneo Apertura a tavolino: al Matute, qualche chilometro più a sud del barrio Rimac, l’Alianza non è infatti riuscita a battere la UTC de Cajamarca, spianando la strada del titolo all’equipo celeste. Un successo prevedibile, figlio soprattutto della grande qualità che Salas ha potuto schierare in campo, ma soprattutto una vittoria che permetterà allo Sporting di giocarsi la finale per il titolo a fine anno e, inoltre, di staccare un pass per la Copa Libertadores 2019.

Se a livello locale i Cerveceros hanno praticamente monopolizzato le ultime stagioni, portandosi a casa quattro titoli in sei anni, in campo internazionale le cose non sono mai andate come ci si augurava: dal 2013 in poi, il Cristal ha sempre preso parte alla massima competizione continentale, non riuscendo però mai a superare la fase a gironi. Un’ossessione della quale recentemente ha parlato anche Mario Salas: “Quando sono arrivato qui mi è stato chiesto un salto di qualità che agli altri allenatori è mancato: stiamo lavorando per diventare una realtà importante anche fuori dal Perù, ma il percorso da fare non è facile” ha dichiarato in una recente intervista il dt.

Difficile, perché le risorse economiche del club non riescono a competere con le grandi realtà del continente. Per questo la società ha sempre puntato sulla competenza gestionale: dal 2012 in poi, sulla panchina del Cristal si sono succeduti allenatori di primissimo piano quali Roberto Mosquera, Mariano Soso, Daniel Ahmed e, appunto, Mario Salas. L’unico ad aver deluso è stato Del Solar: Chemo, secondo la stampa locale, ha pagato il fatto di essere stato una gloria dell’Universitario, “colpa” che la barra dello Sporting non gli ha mai perdonato, cacciandolo definitivamente durante una seduta di allenamento, quando una trentina di persone lo minacciarono e gli intimarono di andarsene.

La rosa che ha vinto il semestre, invece, è di qualità assoluta: Salas può contare su individualità importanti come Gabriel Costa e Hóracio Calcaterra, due dei leader della squadra assieme all’esperto Jorge Cazulo, che assieme hanno contribuito in maniera decisiva a scrivere gli ultimi successi del club. Calcaterra, recentemente, è stato anche convocato da Gareca per le prossime amichevoli del Perù, al termine di un iter burocratico interminabile che ha portato alla sua definitiva naturalizzazione. Il bomber, invece, è Emanuel Herrera, uno degli attaccanti più impattanti di tutto il Sudamerica: dopo aver maturato una breve esperienza con il Melgar, Herrera è tornato in Perù in prestito dai Lobos messicani, e al momento viaggia su medie realizzative talmente alte che le stime, da qui a un anno, lo proiettano in cima alla classifica dei bomber storici del Cervecero.

Su questi giocatori Salas ha costruito il suo progetto vincente, puntando sulla qualità offensiva dei suoi effettivi abbinata alla tenuta della difesa e al continuo ricambio generazionale offerto dal vivaio, il migliore del Paese. Una cantera florida da sempre, dalla quale è uscito anche Flavio Gómez, centrocampista centrale classe 1997 al quale Salas ha concesso sin da subito fiducia incondizionata. Il settore giovanile è il fiore all’occhiello della società, che recentemente ha visto rientrare l’allarme legato alla possibile uscita dell’azienda Cristal dalla lista dei patrocinadores.

La notizia è stata accolta con sollievo dal popolo celeste: mentre il calcio peruviano annaspa nella mediocrità, al Rimac ci sono diversi motivi per guardare al futuro con ottimismo.

Andrea Bracco