Ruidíaz: il gol di mano al Brasile, i capelli “alla Goku” e i gol che fanno sognare i Monarcas

Ruidíaz

Miguel Rodríguez è un giornalista del portale “depor.com” conosce Ruidíaz sin dai tempi dell’América Cochahuayco, una squadra satellite dell’Universitario di Lima. Lui non ha dubbi su quale sia la sua qualità migliore: farsi trovare pronto quando davvero conta, nei momenti cruciali, quelli in cui si decide una partita o addirittura una qualificazione.

La “Pulga” ne ha dato ampia dimostrazione in Messico: dopo aver regalato la salvezza ai Monarcas nel finale thrilling dello scorso Clausura, è stato decisivo per il passaggio della “Monarquia” alle semifinali di questa Liguilla, con uno spettacolare gol di testa al Toluca. Nel Michoacán, el alma del Mexico come scrivono sui dépliant da quelle parti per attirare i turisti, Ruidíaz si è rivelato un crack da oltre 30 reti, capace di conquistare per due volte di seguito il titolo di capocannoniere e insidiare il compianto “Chucho” Benítez, tre volte vincitore della classifica marcatori con l’América.

E pensare che in Cile lo ricordano soprattutto per una nota di colore. Nei quarti di finale della Libertadores 2012 la sua U. de Chile, che poi era anche quella di Sampaoli andò ai rigori con i paraguaiani del Libertad: la “Pulga” pensò bene di “picarla“, ovvero di fare il cucchiaio, con la palla che andò a toccare la parte inferiore della traversa, prima di entrare in gol. I tifosi azules, che se la dovevano essere vista veramente brutta, lo insultarono in diversi modi: “Conchetugol” gli urlarono, inconsapevoli di aver coniato un nuovo “apodo“, che era un po’ il succo delle loro sensazioni. Certo, un po’ colorito, ma si trattava pur sempre di un modo per dimostrargli il loro affetto, mai peraltro scomparso come testimoniano i tantissimi sostenitori che ancora oggi affollano i profili social dell’attaccante peruviano per ricordargli quell’episodio.

Se c’è qualcuno che può avercela con lui, ma per davvero, quello è il Brasile: impossibile dimenticate la sua “Mano de Adiós“, come la definirono sarcasticamente i giornali argentini, con cui il Perù tornò a vincere col Brasile a 31 anni dall’ultima volta, eliminandolo dalla Copa América 2016. Fu in quell’estate che si trasferì in Messico, dove si è trasformato in Super Saiyan, come suggeriscono anche i capelli tinti di biondo per far contento il figlio grande appassionato di Dragon Ball, diventando il simbolo dei Monarcas Morelia, che non possono prescindere da lui se vogliono tornare a conquistare un titolo che manca dal 2000: “Monarcas es uno con Ruidíaz y otro sin él!“, ha assicurato Roberto Hernández , il tecnico della “Monarquia“. E se lo dice lui…

Vincenzo Lacerenza