La Serie B ecuadoriana e la storia del Rooney messicano

Rooney

La Serie B ecuadoriana non è il torneo più glamour del mondo. Per le trasferte ci si sposta solo in pullman e possono volerci anche dieci ore di viaggio, come quelle che separano l’América de Quito, tradizionale club della capitale che ha nel palmarès anche un trofeo internazionale (la Copa Ganadores de Copa), dalla neopromossa Orense, pronta a sfidare il Fuerza Amarilla nel Clásico di Machala, capitale mondiale delle banane.

Notevole occasione per prolungare carriere ormai giunte al tramonto, il campionato conta 24 calciatori tra i trentatré e i trentanove anni di età. Ce n’è per tutti i gusti, dal capocannoniere della Serie A 2012 Narciso Mina all’ex Genoa e Arezzo Damián Lanza, due presenze nella B italiana con Antonio Conte, entrambi oggi al Clan Juvenil di Sangolquí.

Tra vecchie glorie e campi in condizioni discutibili, però, la seconda serie d’Ecuador ha anche un suo Rooney. L’Olmedo, campione nazionale nel 2000, per puntare alla promozione ha infatti messo a segno un acquisto decisamente esotico, quello dell’attaccante anglo-messicano Antonio Michael Pedroza Whitham.

Non si vedono molti calciatori inglesi da queste parti (nemmeno messicani, a dirla tutta) e anche quando passano, come nel caso di Rohan Ricketts al Deportivo Quevedo nel 2013, non si spingono oltre la massima serie. Quella di Pedroza, però, è una storia particolare: nato nel 1991 a Chester, come Michael Owen, da una maestra d’asilo inglese e da un messicano che girava l’Europa zaino in spalla, a due anni si trasferì in Messico con la famiglia. A sedici, dopo provini con Arsenal e Chelsea, debuttò tra i professionisti con il Jaguares de Chiapas. Il Gato Ortíz, portiere della squadra, che decise di ribattezzarlo Rooney, non fu l’unico a notare le sue origini: i tre gol messi a segno in Libertadores a vent’anni, due ai preliminari e uno nei quarti di finale contro il Cerro Porteño, suscitarono infatti l’interesse della federazione inglese, che dopo aver pensato a una convocazione al Mondiale Under 20 si adoperò per trovargli una sistemazione in Inghilterra.

Venuto meno all’improvviso l’interesse del Tottenham, il Crystal Palace mise sotto contratto il nuovo Chicharito, ma le cose non funzionarono: tre presenze in Championship e una in FA Cup in tutta la stagione 2011-12. Il ritorno sull’altro lato dell’Atlantico non andò tanto meglio, perché se anche si trovava ancora chi, come il Cruz Azul, era disposto nel 2013 a sborsare mezzo milione di dollari per acquistarlo, le opportunità erano poche e i gol ancora meno: soltanto uno nella Liga MX, risalente al 2012, con la maglia del Morelia. Ora, a ventisette anni e diciannove reti in carriera, la missione di riportare il Ciclón Andino, il club più antico del paese, in Serie A e magari, con l’aiuto dell’ex Internacional Chucho Bolaños, anche nelle coppe: dall’anno scorso, infatti, la vincitrice della Serie B si gioca con l’ottava classificata della Serie A un posto nella Copa Sudamericana.

Marco Maioli