Il Real Potosí chiede i soldi ai tifosi per salvare la squadra!

Real Potosí

L‘appello diffuso sui social è di quelli drammatici e commoventi: “Despierten realistas, que nuestro club se muere” è scritto in bianco, gigantesco, come a voler sottolineare una certa urgenza, su uno sfondo interamente viola dominato dall’immagine di un leone dall’aria vagamente malinconica. D’altronde per il Real Potosí, campione boliviano nel 2007, non c’è tempo da perdere: soffocato da debiti e pendenze economiche di varia natura, lo storico club boliviano fondato nel 1988 sta vivendo il periodo più nero della sua storia e rischia seriamente di scomparire.

La situazione finanziaria è particolarmente grave, per non dire disperata: le casse sono vuote e i debiti da sanare, che comprendono mensilità arretrate da corrispondere a giocatori e dipendenti a vario titolo della società, ammontano a quasi 180.000 dollari, una somma relativamente modesta per noi europei abituati a cifre differenti, ma una vera fortuna se invece considerata in rapporto all’universo boliviano, il secondo economicamente più povero delle Americhe dopo Haiti, non nuovo a situazioni di questo tipo: ad agosto, per esempio, uno sciopero indetto sempre per questioni salariali dalla “Fabol”, l’Assocalciatori boliviana, ha messo in grande imbarazzo la Federazione, costringendola a far slittare la prima giornata del Clausura 2017.

Quando anche la nuova cordata di imprenditori del Consorcio Impresarial Arpo, subentrata per risanare le finanze dissestate del club, ha capito di non potercela fare da sola, il Real Potosí ha lanciato l’allarme e chiesto una mano ai tifosi. Adesso è una lotta contro il tempo. A pochi giorni dalla scadenza dell’ultimatum fissato dal Tribunal Deportivo, che ha già penalizzato il Potosí togliendogli 3 punti in classifica, il León de las Alturas le sta tentando tutte per evitare di scomparire: attraverso una campagna denominata “Todos por Real Potosí” i Lilas hanno aperto un apposito conto bancario presso il Banco Bisa e organizzato una serie di eventi, come collette, cene e lotterie di solidarietà, per raccogliere le donazioni dei tifosi. Il rischio sempre più concreto, dopo essere già stati penalizzati per via delle inadempienze, è quello di venire retrocessi (ma può succedere solo dopo una seconda penalizzazione), la terza tappa ha come meta finale la scomparsa definitiva del club.

Per via delle immense riserve argentifere, talmente inquantificabili da poterci “costruire un ponte da qui sino a Madrid” come vi racconterà ogni potosino che si rispetti, in epoca coloniale Potosí, oggi nota più che altro per essere la città più alta del mondo, è stato uno dei centri più importanti e floridi dell’America Latina. Valeva una fortuna per la corona spagnola, tanto che da quelle parti ci hanno costruito pure una metonimia (“Vale un potosí“), ma solo qualche secolo più tardi di quell’antica ricchezza saccheggiata avidamente dai pendii del Cerro Rico non è ormai rimasta più traccia: anche mettere assieme 180.000 dollari, a Potosí, può rivelarsi impresa assai ardua. Tuttavia, Wilson Gutiérrez, uno degli esponenti della Arpo, non si fa prendere dallo sconforto e intravede motivi per restare fiducioso: “Voglio dire a tutta la tifoseria che il Potosí non scomparirà, né tantomeno verrà retrocesso. Abbiamo iniziato una campagna che sfortunatamente non è iniziata come ci aspettavamo, ma proseguiamo fiduciosi“.

Vincenzo Lacerenza