Pulgar: il mago dei calci piazzati con un passato da dimenticare

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Con i suoi 187 centimetri d’altezza, Erick Pulgar sarebbe il giocatore ideale da mandare a saltare nell’area avversaria. Dopo aver sbagliato a gennaio il primo calcio di rigore assegnato in stagione al Bologna, però, in un paio di settimane il cileno ha mostrato alla Serie A di saper fare grandi cose, con i piedi, sui calci da fermo: prima, contro la Fiorentina, segnando direttamente dalla bandierina del calcio d’angolo, quindi, contro il Sassuolo, realizzando il gol della vittoria su calcio di punizione a pochi minuti dalla fine.

L’ottimo momento di Pulgar, confermato dalle belle parole di Donadoni degli ultimi giorni e dalle statistiche, che lo indicano come il calciatore più utilizzato dal Bologna in stagione (2082 minuti), stupisce forse più di qualcuno dalle parti di Antofagasta, città dove è nato nel 1994 e dove, cresciuto dalla madre e dal patrigno Pablo Araya, ha iniziato, all’età di sei anni, a vestire la maglia a strisce bianche e azzurre del Miramar Sur Este, storica società amatoriale della città portuale che ha incassato l’1% dei 2,5 milioni di dollari sborsati dal Bologna nel 2015. Luis Cáceres, all’epoca presidente del club, sostiene che nessuno avrebbe mai immaginato che il piccolo Pulgar, da sempre alto e magro e molto tranquillo, sarebbe arrivato tanto in alto e così in fretta.

Invece, dal 2010, quando il Club Deportes Antofagasta lo notò e gli offrì un posto nella squadra Under 16, abbassandolo da centrocampista a difensore, l’ascesa è stata continua: debuttò tra i professionisti il 15 giugno del 2011 come terzino destro, fece il suo esordio nella massima serie cilena nel 2013, firmò per l’Universidad Católica nel 2014, ritornò centrocampista e nel 2015 venne convocato per la prima volta in nazionale, con cui al momento conta sette presenze, la vittoria della Copa América Centenario e una storia tutta ancora da scrivere (Reinaldo Rueda, nuovo ct della Roja, lo ha incontrato recentemente).

Abbastanza, in apparenza, per proclamarlo ‘Hijo Ilustre de la Ciudad’: il sindaco di Antofagasta ci aveva pensato, prima di fermarsi davanti alle polemiche. Pulgar, infatti, è stato condannato nel 2013 per aver investito, mentre guidava senza aver conseguito la patente, un signore di sessantasei anni, morto per le conseguenze dell’incidente, fuggendo senza prestare soccorso (ma inseguito da un tassista che ha poi chiamato la polizia).

Anche da non illustre, Pulgar, umile e vanitoso al tempo stesso secondo i suoi amici, torna spesso ad Antofagasta per le vacanze, dove distribuisce regali ai bambini del suo quartiere vestito da Babbo Natale, sfida le vecchie glorie del Miramar con la squadra dei suoi amici d’infanzia. Solo che questi amici delle volte lo hanno messo in difficoltà. Come ad esempio l’estate scorsa quando uno di loro, fuori dalla discoteca Caraván, ha tirato fuori una pistola e sparato un colpo in aria, risolvendo così una futile lite con alcuni rugbisti che non hanno inteso, comunque, sporgere denuncia.

Marco Maioli