Pratto: gli scarpini fatti da sé, lo scambio con Medel e il passaggio al River per la figlia

Pratto

Il trasferimento di Lucas Pratto dal São Paulo al River Plate in Argentina ha fatto molto rumore. Non solo perché il suo passaggio è stato il più costoso (13,7 milioni di dollari) della storia del club di Núñez, ma anche perché si aggiunge alla lista dei circa cento traditori, intesi come giocatori che in carriera hanno vestito le maglie di River e Boca, tra cui emerge anche il nome di Gabriel Omar Batistuta.

Originario di La Plata come il suo idolo Martín Palermo, il giovane Lucas non ha avuto un’infanzia facile. Cresciuto nel barrio ‘Altos de San Lorenzo’, ha dovuto subire la separazione dei genitori, con il padre Mario Antonio che ha preferito costruirsi una nuova famiglia, lasciando la precedente a fare la fame. La madre Daniela andava a fare le pulizie nelle altre case, ma non riusciva a mantenere Leandro e Lucas. “Spesso capitava di cenare con mate cocido e pane, altre volte andavo a bussare alla porta dei vicini con la speranza di ricevere qualcosa” ha raccontato a El Gráfico. Una volta cresciuto ha iniziato a distribuire volantini e a fare il buttafuori all’interno delle discoteche. A tutto ciò si aggiungevano le difficoltà calcistiche, col provino fallito all’Estudiantes, i venti isolati a piedi e più un’ora di autobus sia all’andata che al ritorno per raggiungere il campo di allenamento dei Defensores de Cambaceres, quando giocava con scarpini acquistati per 25 pesos al negozio vicino casa, ai quali aggiungeva un baffo rosso per farle sembrare di marca.

Ai Cambaceres conobbe due figure molto importanti per la sua carriera. Alejo Santa Maria, coordinatore delle giovanili, è colui che lo trasformò da centrocampista ad attaccante, mentre il preparatore atletico Gabriel Palermo, fratello di Martín, lo consigliò al Boca Juniors. A La Bombonera non trovò molto spazio e così iniziò una serie di prestiti, tra cui la sorprendente e singolare scelta di andare a giocare in Norvegia, al Lyn Oslo. Nel 2010 la sua carriera subì una svolta. Venne scambiato dal Boca con i cileni dell’Universidad Católica per Gary Medel e il feeling con la maglia cruzada scoccò dopo soli tre minuti dal suo esordio, il tempo di segnare la prima rete. Dopo l’esplosione, il passaggio al Genoa, dove però viene ricordato più per essere stato soprannominato el Camello, per la maglia numero 2 un po’ insolita per un centravanti, che per i 4 gol segnati.

Dopo sei mesi fece ritorno in patria, al Vélez allenato da un ex grande attaccante argentino e attuale allenatore del Perù, Ricardo Gareca. Nelle tre stagioni a Liniers, Pratto tornò a essere el oso (l’orso) con 39 reti in 122 presenze, e decise anche la sfida contro il Newell’s Old Boys del Tata Martino valida per la Superfinal 2013.

Salutò l’Argentina nel 2015 dopo essere stato eletto miglior giocatore del campionato locale, per emigrare a Belo Horizonte, all’Atlético Mineiro. Le sue buone prestazioni con la maglia del Galo attirarono l’attenzione dei media brasiliani, che addirittura scrissero dell’incredibile possibilità di naturalizzarlo come centravanti per Russia 2018. Poco più tardi arrivò la tanto discussa chiamata dell’Argentina da parte del Patón Bauza, che lo riteneva il partner ideale di Messi. Con la Selección segnò due reti in cinque apparizioni, che valsero quattro punti preziosi per la qualificazione al Mondiale.

Adesso dopo l’esperienza dell’ultimo anno al São Paulo, fa ritorno in patria per vestire la maglia del River e per non lasciare sola la figlia Pia. Ha infatti voluto lanciare questo messaggio al momento del suo addio dal club paulista: “So cosa significa crescere senza un padre e non voglio che questo accada con la mia famiglia. Ha bisogno di me”. Un pensiero che va oltre le frasi di circostanza, per chi ha vissuto e sofferto quella situazione sulla propria pelle. La stessa pelle sulla quale si è tatuato sua madre, colei che ci è sempre stata.

Mattia Zupo