La crisi del Real Potosí non conosce fine

Potosí

Ci sono tre presidenti, due squadre in cerca d’autore e una sola Potosí. Questa è la surreale situazione in cui sono impantanati i boliviani del Real Potosí, già attraversato lo scorso semestre da una pesante crisi finanziaria e costretto a ricorrere ad una colletta dei tifosi per scongiurare lo spettro del fallimento.

Tutto è nato quando lo scorso giugno la giunta direttiva ha eletto come presidente Calixto Santos, mettendo fine all’era di Wilson Gutiérrez, allontanato dopo aver aggredito un arbitro nell’ultima giornata dello scorso Apertura: “Mi impegno a lavorare sodo e a risollevare le sorti del club assieme a tutta la comunità potosina“, aveva promesso durante la conferenza stampa di presentazione.  Ma l’ex presidente, forte del riconoscimento esclusivo della federazione boliviana, non è stato a guardare con le mani in mano. Gutiérrez, però, non si è limitato a contestare l’elezione “illegittima” di Santos, rivendicando per sé le redini dell’equipo lila, ma ha assemblato una vera e propria squadra parallela e l’ha affidata al tecnico argentino Fernando Ochoayzpur, aprendo di fatto una profonda crisi istituzionale: a capo della squadra di Santos, invece, c’era il connazionale Walter Botto, costretto a lavorare con un plantel ridotto a soli dieci uomini.

Ma non c’è due senza tre: qualche giorno più tardi, infatti, il Tribunale d’Onore ha preso atto della rinuncia alla carica, solo apparente, di Wilson Gutiérrez e nominato Juán de Uzin come presidente, pensando di porre fine ad un conflitto istituzionale diventato ormai grottesco. L’idea era quella di normalizzare la situazione in casa potosina e dare tranquillità al León de las Alturas, ma in realtà la crisi sembra essere ancora lontana da una risoluzione. Com’era naturale che fosse, infatti, i problemi societari hanno avuto le loro ripercussioni in campo, compromettendo l’avvio di campionato del Real Potosí. In queste prime giornate di Clausura se ne sono viste un po’ di tutti i colori. All’esordio l’equipo lila ha affrontato l’Universitario con una formazione mista, facendo storcere il naso al Governo di Potosí che ha minacciato la possibilità di revocare la licenza per l’utlizzo del Víctor Agustín Ugarte se la cosa si fosse ripetuta, ma nella partita successiva, persa 4-1 con lo Sport Boys, si è superato ogni limite del ridicolo, o dell’improvvisazione, a seconda dei punti di vista: sprovvisti di una seconda muta di pantaloncini, di colore diverso da quelli indossati dallo Sport Boys, i calciatori potosini sono stati costretti a farseli prestare dai padroni di casa, stando ben attenti ad occultare il logo della Misilera con il nastro adesivo, mentre il capitano, Hermán Soliz, si è autofabbricato un simulacro di fascia avvolgendo alcune bende utilizzate per le medicazioni. Come se non bastasse qualche giorno più tardi è il Nacional si è aggiudicato il Clásico della Villa Imperial, inasprendo la crisi dell’equipo lila, ma intanto se non altro uno dei tre presidenti in pectore sembra aver definitivamente alzato bandiera bianca: dopo un assalto condotto dai tifosi a suon di petardi e lacrimogeni contro la sua abitazione, infatti, Wilson Gutiérrez ha promesso di abbandonare la scena, ma non prima di aver minacciato azioni legali contro i responsabili.

Vincenzo Lacerenza