La rivincita mondiale di Falcao: dall’infortunio del 2014 al gol contro la Polonia

Falcao

Non è stato il più bello della sua carriera, né forse uno dei più importanti in assoluto, ma difficilmente in futuro Radamel Falcao potrà realizzare un gol dal valore emotivo più elevato di quello con cui ha sancito il raddoppio della Colombia nella gara con la Polonia. La prima rete del “Tigre” in un Mondiale, infatti, ha il sapore di una rivincita attesa da quattro lunghi anni, ovvero da quando, durante una partita di Coppa di Francia con i dilettanti dello Chasselay, si procurò la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro dopo aver realizzato una tripletta, dicendo addio al Mondiale brasiliano: in quel momento mancavano meno di cinque mesi al Mondiale. Nessuno, quindi, si meravigliò quando quattro mesi più tardi il suo nome non comparì nella lista dei 23 stilata José Pekerman, umanamente vicino al Tigre in un momento così difficile: “Certe volte gli uomini possono spostare le montagne, ma può capitare che non ci riescano. È il giorno più triste da quando alleno la Colombia“.

Non è stato facile per Falcao, principale artefice con 9 reti nel girone di qualificazione sudamericano del ritorno dei Cafeteros al Mondiale dopo sedici anni di astinenza, smaltire una delusione così grande, ma, anche grazie al supporto della moglie Lorelei Tarón, è riuscito a farsene una ragione: “Ci sono stati dei momenti in cui ero impaziente e cercavo di affrettare i tempi del recupero, ma dentro di me sapevo che non c’erano chances. Alla fine mi sono rassegnato, pensando che quella era la volontà di Dio ed era giusto che le cose andassero così“.

Tornato in campo col Monaco nell’agosto successivo, ha cercato sempre di alzare il livello della sfida nella speranza di avere un’altra occasione con la Sele, rischiando di smarrirsi completamente in una spirale di prestiti in Premier League tra Manchester United e Chelsea, prima di tornare nel Principato e vivere una seconda giovinezza sotto la gestione di Leonardo Jardim: “All’inizio gli ho detto semplicemente di divertirsi giocando a calcio“, ha dichiarato l’allenatore portoghese, confermando la sensazione di molti addetti ai lavori. Sotto la cura Jardim, Falcao è improvvisamente risbocciato, riprendendo a giocare e segnare con una certa continuità, anche se l’eredità dell’infortunio al crociato lo ha inevitabilmente trasformato in un giocatore differente da quello che era stato in passato, sicuramente meno potente e scattante, ma più esperto e consapevole della propria muscolatura fragile. Non a caso, infatti, nelle ultime due stagione passate al Louis II ha messo insieme un considerevole bottino di 54 reti, guadagnandosi per acclamazione una seconda opportunità iridata con la sele cafetera di Pékerman. Dopo il traumatico esordio con il Giappone segnato dall’inopinata espulsione in avvio di Carlos Sánchez, è arrivato il lieto fine, con il gol alla Polonia con cui Falcao ha definitivamente regolato i conti con il passato, chiudendo un cerchio aperto quel maledetto 22 gennaio 2014 in un piccolo impianto della provincia francese.

Vincenzo Lacerenza