Paula Navarro: la donna allenatrice rifiutata dagli uomini

Paula Navarro

La notizia era di quelle destinate a fare un discreto giro del web: Paula Navarro era pronta a sedersi sulla panchina del Santiago Morning, storico club cileno reduce da un quattordicesimo posto in Primera B, e a diventare così la prima donna ad allenare una squadra di calcio maschile professionistica in tutto il Sudamerica.

In realtà, la donna era forse la più accreditata, ma non unica candidata a guidare il Chago, e alla fine il posto è andato a Jaime García, con Navarro nello staff tecnico in qualità di allenatrice in seconda. La sola possibilità di vedere un’esponente del sesso femminile dirigere in allenamento, tra gli altri, il Messi cileno Nelson Bustamante, ex Lecce, Matera, Verbania e Virtus Bolzano, è però bastata a scatenare le polemiche più varie.

Anche considerati i non molti precedenti in Europa, dove si ricordano soprattutto la breve esperienza di Helena Costa alla guida del Clermont Foot, finita con le dimissioni, e quella più fortunata di chi le è succeduta, Corinne Diacre, eletta nel 2015 miglior allenatore della Ligue 2 da France Football, l’idea sembrava qualcosa di più del solito colpo a effetto in cerca di pubblicità.

Lo stesso proprietario del Santiago Morning, Miguel Nasur, aveva assicurato come la Navarro “avesse tutte le possibilità” di assumere la guida della prima squadra e godesse del suo totale appoggio, mentre suo figlio Sebastián si era spinto oltre, parlando della necessità di “rompere le barriere” e di una decisione “al passo coi tempi”.

Quarantacinquenne, Paula Navarro ha studiato da allenatore all’Instituto Nacional del Fútbol dopo la laurea in Scienze Motorie, ha seguito corsi all’estero, stage presso Barcellona e a Bilbao con l’Athletic, e ha allenato la squadra femminile del Colo Colo, dove fu portata da Claudio Borghi nel 2007; soprattutto conosce molto bene, da ben dieci anni, il Santiago Morning, dove allena la squadra femminile e diverse squadre giovanili maschili.

Un curriculum che non è bastato al vicepresidente Luis Faúndez (“non sarebbe facile per una donna dirigere una squadra professionistica di uomini”) e soprattutto al portiere e capitano della squadra, Hernán Muñoz, che ha esternato la sua contrarietà all’ingresso di una donna negli spogliatoi: “Sono in disaccordo totale. Non metto in dubbio le sue capacità. So che è una buona allenatrice, ma entrare in uno spogliatoio maschile è un’altra cosa. Mi oppongo per la scomodità della cosa, in Cile l’allenatore è sempre in contatto con i giocatori, entra nello spogliatoio, immaginatevi un suo discorso, con i giocatori che si cambiano rapidamente. Pensate a un gol, in una partita ufficiale, se qualcuno la abbracciasse si direbbero mille cose”.

Un aspetto, quello dello spogliatoio, sul quale si è espressa la stessa Navarro, sottolineando come ovunque l’allenatore si cambi separatamente dai giocatori ed entri quando questi sono già vestiti, e che ha fatto parlare un po’ tutti, anche chi ha notato come in Cile una donna sia già stata presidente della Repubblica: Elías Figueroa, che ha definito il mondo del calcio “molto maschilista”, ha dichiarato che gli sarebbe piaciuto vedere una donna in panchina, perché “in tutte le cose deve sempre esserci una prima volta”.

Marco Maioli