Roberto Ordóñez e il primo gol in Libertadores del Delfín segnato con la congiuntivite

Ordóñez

Il risultato finale, un 1-1 in casa con il Bolívar in un girone che comprende anche Colo Colo e Atlético Nacional, non è il migliore possibile. Per il Delfín, dopo aver sorpreso l’Ecuador lo scorso anno arrivando a disputare la finale per il titolo (come raccontiamo nel prossimo numero di Tre3Uno3), contava però soprattutto rompere il ghiaccio al debutto assoluto nelle competizioni internazionali: al Jocay di Manta una squadra della provincia di Manabí ha giocato per la prima volta una partita di Copa Libertadores e, passata in svantaggio al 19′, è riuscita a pareggiare prima dell’intervallo.

Autore del gol il protagonista annunciato della serata, Roberto Ordóñez: nella locandina preparata dal club per l’evento, ispirata a quella del celebre film Lo squalo di Steven Spielberg, è infatti l’attaccante a prendere il posto dell’animale nelle profondità marine, pronto ad avventarsi sull’agognato trofeo galleggiante.

Pur affetto da congiuntivite, al pari di altri due titolari come Rodrigo Cabrera e Geovanny Nazareno, l’attaccante ecuadoriano è riuscito a trovare, di testa, il primo gol nelle coppe del Cetáceo. Nato nel 1985, Ordóñez è quattro anni più vecchio del club di cui, non a caso, ora è il giocatore più rappresentativo: entrambi hanno alle spalle un’esistenza umile, quando non anonima, e negli ultimi anni sono stati protagonisti di un’ascesa imprevedibile.

Cresciuto a Guayaquil, nel difficile quartiere di Isla Trinitaria dove tuttora vivono i suoi fratelli, e universalmente noto con il soprannome di La Tuca, ricevuto a inizio carriera, nel 2005, quando militava in Segunda Categoria (terza serie ecuadoriana) con la maglia dell’ESPOL e lo staff tecnico notò la somiglianza nel modo di giocare con un altro attaccante del campionato, noto come La Roca, Ordóñez è un centravanti alto, ben messo fisicamente, sempre pronto a lottare su ogni pallone, ma senza malizia: tanto che con i Cimarrones de Sonora, nella sua unica esperienza all’estero, gli arbitri gli fischiavano diversi falli, salvo scusarsi con lui, quando lo incontravano, dopo aver rivisto le azioni in tv.

Nel 2004, dopo un provino ottenuto grazie al suo allenatore, fu l’unico calciatore di Segunda Categoria tra i convocati della nazionale Sub-20 per il Sudamericano in Colombia: tra i suoi compagni, nomi eccellenti come Antonio Valencia e Christian Noboa. Per arrivare a debuttare nella massima serie dovette aspettare fino al 2015; per la nazionale maggiore, sull’onda dei successi con il Delfín, fino al 2017, quando Jorge Célico gli concesse due presenze nelle gare di qualificazione al Mondiale. Coronato il sogno di giocare in Libertadores, ora gli resta quello di un trasferimento all’estero, magari in Cina o Qatar; nel frattempo ha aperto un ristorante della catena di franchising con specialità pollo alla brace. L’unico giocatore che fa pubblicità alla propria attività sulla maglia della sua squadra, dicono i suoi compagni.

Marco Maioli