Il Monterrey e la maledizione della gallina

Tutto ciò che accade ha sempre una spiegazione, anche se a volte non proprio razionale. A Monterrey, dove hanno visto i Rayados perdere due finali di campionato in casa da quando hanno abbandonato il vecchio stadio Tec e si sono trasferiti nel moderno Estadio BBVA inaugurato nel 2015, in mancanza di un fact checking razionale  si sono convinti che la colpa delle recenti disgrazie sportive fosse dell’esoterismo: per qualcuno, in soldoni, la nuova dimora della Pandilla sarebbe maledetta.

La trama è di quelle intriganti e avvincenti e ricorda molto da vicino quella alla base della “maledizione dei sette gatti neri” del Racing, in Argentina, o quella del “bambolotto” del Cartagines, in Costa Rica. In fondo basta sostituire Avellaneda e Cartago con Monterrey e il gioco è fatto: anche qui ci sono due squadre della stessa città, vicinissime eppure separate da un’accesa rivalità, c’è una combriccola di tifosi invidiosi per i successi di quegli altri, e non manca nemmeno l’elemento esoterico rappresentato da un animale sostanzialmente portatore sano di sfiga. Unica differenza: al posto dei sette gatti neri c’è una gallina, sicuramente meno ingombrante e più facile da reperire.

E così deve averla pensata probabilmente anche Paulino González, nome di battaglia “El Caballo“, uno dei fondatori dei “Libres y Lokos” (ossia la barra brava più calda a sostegno dei Tigres, omaggiata più volte da Gignac con il gesto della doppia “L” mimata con le mani verso la telecamera), quando ha intravisto la possibilità di cambiare il corso della storia, con un gesto all’apparenza soltanto simbolico eppure per lui parecchio significativo.

Oltre a essere un capo ultrà, infatti, Paulino González è anche un discreto musicista: spesso capita, quindi, che venga chiamato ad esibirsi in kermesse musicali organizzate nella metropoli regiomontana. Come nel 2013, quando lo hanno invitato a partecipare a un evento all’interno del nuovo stadio del Monterrey ancora in allestimento. Gli inservienti dei Rayados, che lo conoscevano fin troppo bene, in un primo momento gli hanno vietato l’ingresso. Ma, superate le comprensibili diffidenze iniziali grazie all’aiuto di un amico, il “Caballo” è riuscito a introdursi all’interno dello stadio, portando a termine la missione che si era prefissato di compiere ad ogni costo: seppellire una gallina sotto il terreno di gioco dello stadio BBVA per infestare di fantasmi e malocchio il futuro dell’odiato Monterrey.

O almeno così ci ha voluto far credere, quando su Twitter ha rivendicato la paternità del gesto, postando una foto cui si direbbe soddisfatto del lavoro appena svolto, accompagnandola con un messaggio inequivocabile: “La gallina è sepolta nello stadio del Monterrey, 30 anni di sventure, dedicato a tutti i Rayados“.

Alcuni tifosi, infatti, amareggiati dopo l’ennesima sconfitta del Monterrey in finale, proprio con il Tigres, si sono detti persino disposti a rivoltare come un calzino il manto erboso dell’Estadio BBVA alla ricerca della “gallina maledetta”, invitando scherzosamente chiunque sia animato dallo stesso desiderio a unirsi al gruppo creato appositamente per questo scopo sui social.

Che credessero o meno alla storia della maledizione, invece, nel 2014 i dirigenti del Monterrey hanno pensato che una controllatina era meglio darla per davvero, fosse anche solo per scrupolo: dalla perlustrazione, però, non è emersa nessuna traccia del pennuto, ma in compenso, e piuttosto a sorpresa, al centro del campo è stata ritrovata la carcassa di un gatto, tanto da spingere i Rayados a far celebrare due messe per purificare lo stadio dagli influssi negativi. Ma, evidentemente, tutto ciò non è bastato ad evitare le sconfitte con Pachuca e Tigres, che hanno fatto del Monterrey la seconda squadra del calcio messicano con il maggior numero di finali di campionato perse, alle spalle del solo Cruz Azul.

L’occasione di una rivincita però non è mancata: nel 2015 dopo la sconfitta del Tigres in finale di Copa Libertadores contro il River Plate i tifosi del Monterrey sfilarono con una gallina finta gigante esponendo lo striscione “Es culpa de la gallina“, con chiaro riferimento al soprannome più iconico del River.

E, stanotte, nell’ultimo atto della Copa MX col Pachuca reduce dal terzo al Mondiale per Club, i tifosi dei Rayados farebbero volentieri a meno di ricevere l’ennesima controprova. Ci sarà da stare attenti a un minuto in particolare: 92′ 43”, il momento esatto in cui Victor Guzmán ha gelato i Rayados, regalando il titolo del Clausura 2016 proprio ai Tuzos, ma anche quello in cui, nella finale del Clausura 2017 col Chivas, ai Tigres non è stato assegnato un rigore solare per l’atterramento di Ismael Sosa da parte del “Comandante” Jair Pereira, che avrebbe potuto cambiare i destini di quel torneo. Almeno in questo, dopotutto, Tigres e Rayados sono uniti.

Vincenzo Lacerenza