Macará: la linea d’abbigliamento intimo per festeggiare la qualificazione in Libertadores!

A meno di due mesi dalla finale che ha incoronato il Grêmio, la Copa Libertadores riparte dalla prima fase eliminatoria: tra le sei squadre da subito in campo, alla ricerca di un posto ai gironi, anche una delle tre esordienti assolute nella competizione, il Macará, che nel 2017, da neopromossa, ha conquistato il quarto posto nella Serie A d’Ecuador.

Ai 2620 metri di altitudine dello stadio Bellavista non si vedevano partite di Libertadores dal 1980, epoca d’oro dell’altra squadra di Ambato, il Técnico Universitario, ma la dirigenza non si è fatta trovare impreparata e ha sfruttato l’ottimo momento per produrre una linea di abbigliamento intimo, per uomo, donna e bambino, con i colori del club, giustamente chiamata ‘Intimamente Celeste’ e presentata, con tanto di sfilata, in quello che il club ha definito “l’evento più atteso del mese” di novembre, “una notte magica di sensualità e musica”. Per dare il buon esempio, il presidente Miller Salazar ha annunciato che assisterà alla partita contro il Deportivo Táchira indossando, sotto il vestito, mutande celesti, come pare sia sua abitudine.

Si cambiano le mutande, ma non i giocatori protagonisti della miglior stagione di 78 anni di storia dell’ídolo ambateño, partendo dal portiere Carlos Luis Espinoza, che nel 2007 assisteva alle partite di coppa da raccattapalle per la LDU Quito e pochi anni fa, dopo aver vissuto sulla propria pelle il fallimento del Deportivo Quito, aveva lasciato il calcio per il commercio, per arrivare all’argentino Juan Manuel Tévez, autore la scorsa stagione di 17 reti, passando per Carlos Feraud, l’uomo più importante della rosa. Capitano e numero 10, tecnicamente indiscutibile, il centrocampista si è finalmente imposto lo scorso anno, ormai ventisettenne, guadagnandosi la chiamata in nazionale e l’interesse del Cruz Azul: letale sui calci da fermo, si è segnalato nel 2017 per un gol olimpico contro l’Independiente del Valle e per uno su punizione, dai 45 metri, contro l’Emelec.

Non è forse un caso che la tardiva consacrazione sia arrivata con l’allenatore che lo aveva lanciato a inizio carriera, Paúl Vélez, personaggio notevole e probabilmente il miglior allenatore ecuadoriano del momento. Lasciato il calcio giocato a 19 anni, al momento del matrimonio, ha iniziato allenando i bambini di otto anni del Deportivo Cuenca e si è ritrovato, tredici anni dopo, a qualificare la prima squadra dei Morlacos a due Libertadores; mai approdato a una grande, il suo capolavoro è probabilmente aver portato la piccola LDU Loja fino agli ottavi di Copa Sudamericana nel 2012, battendo al Centenario di Montevideo il Nacional di Recoba e uscendo soltanto con il São Paulo per la regola dei gol in trasferta. Niente è impossibile per un professore di educazione fisica che nel tempo libero si truccava come i Kiss per suonare cover di boy band latinoamericane.

Marco Maioli