Jorge Wilstermann e le rimonte andate male: dagli 8 gol del River ai tre rigori parati da Silva

vasco wilstermann

La maledizione della Copa colpisce ancora. Il Jorge Wilstermann difficilmente riuscirà a cancellare dalla sua storia queste ultime due edizioni di Libertadores, che lasciano al club di Cochabamba uno stato d’animo amaro, quello di chi aveva già assaporato la vittoria per poi venirne privato bruscamente. È successo l’anno scorso, ai quarti di finale, quando al Monumental il River Plate rimontò il 3-0 subito in Bolivia travolgendo gli Aviadores con un pesante 8-0. Ed è successo di nuovo, in un 2018 che il Wilstermann aveva cominciato bene eliminando l’Oriente Petrolero, nella doppia sfida contro il Vasco da Gama.

Al Felix Capriles sono infatti i Cruzmaltinos a festeggiare il passaggio alla fase a gironi di Copa Libertadores, conquistata ai calci di rigore. Dopo il 4-0 dell’andata, è probabile che il Vasco di Zé Ricardo si sentisse già tranquillo, ma se la storia ci ha insegnato che in Sudamerica nulla è scontato, è certo che da questa partita i brasiliani dovranno imparare in fretta la lezione. I primi venti minuti il Vasco li ha passati stabilmente nella propria trequarti difensiva, schiacciato dal pressing di un Wilstermann che in un quarto d’ora aveva già segnato tre gol. Merito, in particolare, di Serginho, esterno offensivo che, a 33 anni, sta giocando la miglior stagione della sua intera carriera, passata per lo più nelle serie inferiori dello stato di San Paolo. Suoi sono i tre assist che riportano in partita gli uomini di Peña, e sua è anche la giocata che permette a Zenteno di riequilibrare perfettamente la contesa.

Così la gara si è prolungata ai calci di rigore, dove a prendersi la scena è stato Martín Silva, numero uno del Vasco e, da ieri sera, santo protettore della squadra, come è stato definito scherzosamente sui social network nell’immediato post-partita. D’altronde Silva è abituato a situazioni così pesanti; cresciuto nel vivaio del Defensor Sporting, il portiere si impose all’attenzione generale con la maglia dell’Olimpia, club col quale nel 2013 arrivò fino in finale di Libertadores, poi persa contro l’Atlético-MG di Ronaldinho. Quella sera, ad Asunción, furono proprio i rigori a condannare la O alla sconfitta. Dopo quasi cinque anni Silva si è preso la sua rivincita con tre rigori parati per regalare la qualificazione al Vasco.

Silva, che a maggio si unirà al gruppo charrúa in partenza per il Mondiale russo, è l’unico giocatore che la stampa brasiliana ha risparmiato dalle critiche. L’umiliazione boliviana è fresca e potrebbe lasciare strascichi, costringendo Zé Ricardo a lavorare sul recupero psicologico della squadra in vista della fase a gironi. Il bel Vasco delle settimane scorse è scomparso in una sera di metà febbraio, a Cochambamba, tradito soprattutto dai suoi poco incisivi meninos da colina.

Così, per una sera, il protagonista è tornato a essere Silva, uno che ha sempre amato le sfide (con il Vasco è sceso anche in serie B), prontamente rilanciatosi dopo i problemi dell’anno scorso, quando l’allora dt Milton Mendes lo dipinse, in diretta nazionale, come l’anello debole della squadra dopo un 4-0 subito dal Palmeiras. Silva perse il posto, salvo poi recuperarlo con l’avvicendamento in panchina: Zé Ricardo lo riportò subito al centro del progetto, e oggi può raccogliere i frutti della sua scelta.

Andrea Bracco