Atlético Huila: dalla maledizione dell’amuleto alle imprese in Primera

Huila

La storia è di quelle tipicamente sudamericane, imbevute di esoterismo, superstizione e mistero: le vittime dell’incantesimo stavolta sembrerebbero essere i colombiani dell’Atlético Huila. In molti devono averlo pensato, quando nel 2015, durante dei lavori di ristrutturazione allo stadio Guillermo Plazas Acid, tre operai hanno rinvenuto un oggetto ambiguo, simile a un amuleto portasfortuna, nascosto dietro a una delle porte: si trattava di una strana ampolla di vetro contenente un liquido rosastro, in cui galleggiavano un gioiello verde con inscritto il nome del club, un dado e una banconota da un dollaro.

Proprio quell’anno, infatti, gli Opitas hanno disputato il miglior campionato della loro giovane storia iniziata nel 1990, chiudendo al primo posto il torneo regolare, salvo poi essere sconfitti nel Clásico del Tolima Grande dal Deportes Tolima ed eliminati al primo turno dell’Ottagonale decisivo: “Noi crediamo solo in Dio“, ha dichiarato Gerardo Gómez, mostrandosi scettico sul ritrovamento. Alla storiella della maledizione, però, sembrano crederci con convinzione i tifosi, compreso Carlos Velasco, l’operaio autore della scoperta: “Questa è stregoneria, l’Atlético Huila era maledetto: adesso potrà diventare campione per la prima volta“.

Dopo quasi tre anni, però, la profezia di Velasco non si è ancora avverata. Anzi, se vogliamo, la situazione è precipitata. Non solo da quel momento i Bambuqueros non hanno più messo piede tra le prime otto, ma hanno dovuto affrontare diversi problemi di natura logistica: a lungo si è parlato di una vendita del club, o dell’ingresso di nuovi azionisti dall’Europa, e da quest’anno si è reso pure necessario il trasferimento da Neiva a Ibagüé, imposto dalla Dimayor a causa dei ritardi nel dotarsi di un efficiente impianto di illuminazione. Per Óscar Javier Polanía , l’hincha che ogni volta veste i panni del “Barcino”, il gatto soriano cornuto diventato la mascotte rappresentativa del club, non è comunque un problema: “Un giorno, vedendo che molte squadre avevano la loro mascotte, mi ingegnai e partorii questo travestimento. Grazie alle manifestazioni di affetto, anche in termini economici, dei tifosi posso continuare a viaggiare e dare il mio supporto alla squadra“.

C’è anche il suo contributo, quindi, sulle buone notizie che intanto arrivano dal campo, dove le cose per la banda dell’argentino Néstor Craviotto, scattata in questo Apertura con l’ingombrante spada di Damocle dell’ultimo posto della tabla del descenso, sembrano andare meglio del previsto: nella nuova casa dell’Estadio Manuel Murillo Toro hanno già battuto avversari più quotati come Deportivo Cali e Junior di Barranquilla, dimostrando di non fare sconti a nessuno e scacciando almeno per ora l’incubo della retrocessione.

Vincenzo Lacerenza