Hernán Barcos, un Pirata a Quito: la povertà, la beneficenza, i gol

Barcos

Qualche anno fa Edgardo Bauza disse che l’Ecuador era diventato per lui una specie di seconda casa. I suoi successi alla guida della LDU di Quito scandirono gli ultimi anni di gloria del club, che dopo la Recopa Sudamericana vinta nel 2010 cominciò una lenta ma inesorabile discesa verso l’anonimato.

Quella sera in panchina c’era proprio il Patón, che nella gara di andata giocata alla Casa Blanca propose una delle squadre migliori dell’ultimo decennio sudamericano. Contro l’Estudiantes finì 2-1, grazie alla doppietta decisiva di Hernán Barcos. A quasi otto anni di distanza, Bauza è rimasto solo un lontano (per quanto ancora vivo) ricordo nei cuori dei tifosi della LDU, mentre Barcos ha deciso di tornare a giocare nel club che di fatto lo ha visto esplodere.

Il suo gol segnato all’Emelec permette all’Albo di tornare a vincere in casa degli Electricos dopo due anni e mezzo, rilanciando le ambizioni di una LDU che vorrebbe tornare a essere protagonista nel breve periodo. Per farlo avrà bisogno delle reti di Barcos, centravanti argentino che in Ecuador ha visto svilupparsi la parte più importante della propria carriera.

Soprannominato Pirata per via della sua esultanza, nella quale si porta una mano al volto simulando di avere una benda sull’occhio, Barcos ha una storia particolare, iniziata nelle polverose strade di Bell Ville, nell’Interior di Córdoba. Cresciuto in una famiglia molto povera, ha recentemente raccontato come da bambino ebbe diversi problemi anche a procurarsi il cibo: “Io e mio fratello ci affidavamo sempre a un collegio cattolico vicino casa: bussavamo di ritorno dalla scuola e loro ci davano un panino e una gassosa, ed era tutto ciò che mangiavamo in una giornata”.

Per sua fortuna nel 2004 arrivò il Racing, l’occasione di una vita. All’Academia però Barcos non riuscì mai a trovare il suo spazio, così in cinque anni venne prestato ovunque: passò prima al Guaraní, poi all’Olmedo (una grande stagione, chiusa con 22 gol), in seguito provò pure l’esperienza europea con la Stella Rossa per poi rientrare in patria, all’Huracán. La carriera non decollò e il Racing decise di liberarlo nonostante i 17 gol segnati in Cina. Quito diventò così la tappa decisiva, il posto dove Barcos diventò ufficialmente il Pirata. Sotto la guida di Bauza, il centravanti cordobese segnò 38 gol in 64 partite, una media impressionante che lo pose, per la prima volta, al centro di un progetto tecnico.

L’esperienza in Ecuador lo segnò profondamente, così nel 2017 Barcos decise di tornarci dopo alcune annate non del tutto positive. Ripresa la vecchia abitudine del gol, il Pirata si è dato da fare anche nel sociale, dedicandosi a diverse attività e prestando il volto alla campagna per la lotta contro il cancro. In memoria delle sue origini popolari, sotto Natale Barcos ha lanciato un concorso tramite Twitter e l’hashtag #PirataSolidario. Si trattava di presentarsi alla sede della LDU con due giocattoli in buono stato da regalare ai più bisognosi, e in cambio si prendeva parte a un’estrazione nella quale lo stesso attaccante metteva in palio alcuni premi personali come una maglietta autografata, il pallone col quale segnò la doppietta all’Estudiantes nella Recopa 2010 e alcuni biglietti per assistere alle partite.

La credibilità costruitasi da Barcos in quattro anni di militanza alla LDU ha portato l’iniziativa ad avere un grande successo, certificando la stima tra il bomber e la città. Una città che Barcos ha sposato per la vita, e alla quale spera di regalare ancora tanti gol. Sempre con la benda sull’occhio, come un vero pirata.

Andrea Bracco