Henry Martín e la tradizione calcistica dello Yucatán

Henry Martín Mex

A volte il passo dal “llano” alla Primera División può essere breve. In questo senso la parabola di Henry Martín Mex, l’attaccante del Club América rivelazione di questo avvio di Clausura con cinque gol in altrettante gare, è parecchio emblematica. Quattro anni fa, infatti, il Bufalo giocava ancora nella squadra allenata dal padre, il Club Soccer, e non era nemmeno un professionista, anche se aveva vissuto una breve parentesi nel 2007 con gli Itzaes dello Yucatán, in terza divisione: “Con Henry abbiamo giocato nella Liga Primera Fuerza, dove ha vinto, se non sbaglio, per quattro volte la classifica dei cannonieri. Noi due eravamo gli attaccanti della squadra di mio padre”, ha raccontato il fratello Freddy.

Fino a quando Daniel Rosello, un ex calciatore uruguaiano naturalizzato messicano, impressionato dal suo talento, lo convinse a lasciare gli studi di Ingegneria Civile, invitandolo a fare un provino con i Venados di Mérida, l’entità calcistica più prestigiosa dello Stato famoso per essere stato la culla della civiltà maya. Nonostante le difficoltà di ambientamento alla nuova realtà, il centravanti yucateco, lontano parente dei maya come testimonia l’apellido “Mex”, si è imposto anche in Liga de Ascenso, guadagnandosi le attenzioni del Tijuana: “È stata una cessione molto remunerativa per il club, un fatto mai successo prima d’allora a Mérida e nemmeno a qualsiasi altro club della Liga de Ascenso“, ha confessato Luis Molina, il presidente dei Venados, sorridendo come chi sa di aver concluso un buon affare.

L’impatto con la Primera División è stato incoraggiante: nella sua prima stagione tra i grandi, il Bufalo, che è diventato l’undicesimo yucateco di una dinastia cominciata negli anni ’70 da Carlos Iturralde Rivero a giocare nel massimo campionato, ha messo insieme sette reti tra campionato e Copa MX, prima di vedere la sua crescita interrotta da un grave infortunio a un ginocchio. Ma ha fatto comunque in tempo a convincersi che la convocazione del Tuca Ferretti non fosse uno scherzo, e far piangere di gioia la madre durante il debutto con il Tricolor in una gara con Trinidad e Tobago, al fianco di Oribe Peralta, quasi come se fosse il segno di un destino da americanista scritto nelle stelle. Tra lo scetticismo generale, in un momento in cui l’americanismo fantasticava sull’arrivo di top player dal nome altisonante, infatti, a ricordarsi di lui è stato Miguel Piojo Herrera, l’allenatore che nel 2016 si oppose fermamente al suo trasferimento alle Chivas. Adesso, dopo la tripletta ai Lobos della BUAP, la prima di Martín in carriera, è facile dargli ragione: il Bufalo insegue Djaniny Tavares del Santos Laguna nella corsa al trono dei marcatori, e può legittimamente ambire ad arricchire col suo nome la scarna collezione americanista di capocannonieri autoctoni, inserendosi in una tradizione iniziata da Jesús Mendoza nel 2002, e proseguita negli anni dai vari Luis Sandoval, Ángel Reyna e Oribe Peralta. Ma il sogno vero e proprio, alimentato dalla recente convocazione di Osorio per l’amichevole con la Bosnia, rimane quello di volare in Russia, al Mondiale, “perché vestire la maglia del Tri è un’altra cosa“.

Vincenzo Lacerenza