Il Guayaquil City e le follie del calcio ecuadoriano

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Il Guayaquil City non è la squadra più ammirata d’Ecuador: al penultimo posto della Serie A, può sfoggiare il peggior attacco del campionato e ha vinto appena tre partite su ventisette. Il suo allenatore Pool Gavilánez, ex calciatore privo di esperienza in panchina, viene però continuamente confermato. Nessuno teme la discesa in B perché, a stagione in corso, le retrocessioni sono state eliminate dalla neonata Liga Pro, presieduta da Miguel Loor, fino allo scorso luglio presidente del Guayaquil City.

È tra sospetti e conflitti d’interesse che nasce la Liga Profesional de Fútbol del Ecuador, associazione di 24 squadre che, dal 2019, organizzerà le prime due categorie del calcio ecuadoriano e gestirà in autonomia, senza passare dalla federazione, la vendita dei diritti televisivi, questione cruciale esplosa a inizio anno, tra aule di tribunale e partite non trasmesse da alcun canale.

Ispiratasi al modello della Liga spagnola, con tanto di accordo tra le due leghe che ha visto lo spagnolo Luis Manfredi assumere il ruolo di direttore esecutivo della nuova creatura, la Liga Pro non nasce però tra i migliori auspici. Il nuovo formato della massima serie, che nei piani dei dirigenti dovrebbe finire anche nella prossima edizione di FIFA o PES, prevede il passaggio da dodici a sedici squadre, con trenta giornate di regular season, seguite da play-off con le prime otto classificate a scontrarsi dai quarti di finale.

A far discutere, oltre alla qualità eccessivamente diluita del futuro torneo, è soprattutto la proposta, approvata ma con cinque astensioni, di salvare dalla retrocessione le ultime due classificate del 2018, che pagando una semplice multa potranno mantenere il posto in Serie A, completando i ranghi insieme alle prime quattro della B di quest’anno. Una decisione, presa a campionato in pieno svolgimento, che rischia di falsare parzialmente la competizione e che ha causato una seria spaccatura tra i vari club: il presidente del Macará, assolutamente contrario, ha denunciato di aver ricevuto minacce di morte via WhatsApp.

In tutto questo, poi, la federazione non è rimasta a guardare e, anticipando i club, ha riesumato la Copa Ecuador, disputata soltanto una volta nel lontano 1970, vendendone i diritti dei prossimi dieci anni: all’edizione 2018-19, in teoria, dovrebbero partecipare tutte le squadre di A e B, più 24 provenienti dalla Segunda Categoria e le due migliori del fútbol amateur.

Marco Maioli