Torna ‘Mila-Grohe’ e il Grêmio vince la Recopa

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MilaGrohe colpisce ancora. Se la Copa Libertadores vinta dal Grêmio un paio di mesi fa fu il frutto di un percorso collettivo praticamente perfetto, la Recopa che l’Imortal si porta a casa in questo primo scorcio di 2018 ha la firma in calce di Marcelo Grohe.

Le mani del portiere regalano il secondo trofeo nel giro di poco tempo a un Grêmio che, visto l’ultimo posto occupato nell’attuale Gauchão, aveva un solo obiettivo dichiarato: arricchire il più possibile la propria bacheca. La vittima, questa volta, è Martín Benitez: l’esterno si è presentato sul dischetto per calciare il quinto rigore dell’Independiente, dopo che tutti gli altri nove avevano segnato il loro. Una responsabilità decisamente pesante, soprattutto se davanti ti trovi quel Marcelo Grohe che nelle ultime stagioni ha spesso recitato il ruolo del supereroe. Scontato l’epilogo finale: Benítez calcia troppo centrale e per Grohe è fin troppo facile parare.

D’altronde i soprannomi non sono mai casuali. MilaGrohe nasce infatti dal gioco di parole che associa il cognome del portiere alla parola ‘milagro’,  miracolo, ed è una definizione che, seppur forzata in una terra fortemente cattolica, gli si addice pienamente. In effetti, solo con un miracolo puoi compiere una parata come quella su Ariel Nahuelpán, in una partita delicata come la semifinale di Libertadores. All’attaccante argentino del Barcelona capitò la palla per rimettere i suoi in gioco e, a mezzo metro dalla porta, sparò un sinistro che in qualsiasi altra occasione sarebbe entrato. Ma non con Grohe: il portiere si tuffò a corpo morto e con la mano di richiamo, la sinistra, respinse la palla. Questo intervento, che ha vinto il premio come miglior parata del XXI secolo, non solo fece velocemente il giro del mondo, ma venne definito ‘incredibile’ anche da un mostro sacro come Gordon Banks.

Grohe ha sempre detto che il suo obiettivo principale, in campo, è quello di onorare la maglia del Grêmio. L’accostamento a supereroe cucitogli addosso da tifosi e media brasiliani non sembra così buttato in aria, proprio perché l’Imortal Tricolor per lui ha un’importanza tale che per Grohe, vestire quella maglia, rappresenta un vero valore aggiunto.

MilaGrohe entrò nel vivaio del Grêmio a tredici anni, e sin dal principio il suo sogno era quello di esordire con la prima squadra per essere parte di una famiglia che, da ragazzino, poteva solo ammirare dagli spalti partendo da Campo Bom, piccolo centro della regione metropolitana di Porto Alegre.

Per il suo esordio dovette aspettare ben quattordici anni, per la titolarità diciassette: era infatti il 2008 quando il club decise di puntare stabilmente su di lui, scaricando nel mercato estivo Saja e consegnando a Grohe la maglia numero uno. Da quel momento l’ascesa di MilaGrohe ebbe ufficialmente inizio, con l’apice toccato nel 2013 quando, nel Brasileirão, il portiere gremista chiuse la porta agli avversari per 803 minuti, un risultato che lo portò al quinto posto della speciale classifica comandata da Jairo, poco dietro a mostri sacri come Rogério Ceni e Leão.

Il suo idolo e mentore però è una vecchia gloria del club, Zetti, oggi analista dei portieri per la redazione brasiliana di ESPN: “La cosa che più mi stupisce di Grohe è la regolarità di prestazione. Sono convinto che questo sia la caratteristica fondamentale per un portiere, e Grohe ce l’ha”, disse un paio di anni fa l’ex portiere della Seleção.

Una Seleção che Marcelo Grohe conobbe per la prima volta nel 2014, conquistandosi poi la convocazione per la doppia edizione di Copa América dei due anni seguenti. L’obiettivo dichiarato è quello di far parte del gruppo che andrà a giocarsi il Mondiale in Russia, perché in Brasile tutti sono consapevoli che dietro ai fenomeni Alisson ed Ederson c’è lui. A 31 anni sarebbe una grande soddisfazione, vista anche la scelta di non lasciare mai il Grêmio.

Andrea Bracco