Godínez e Peralta: il Clásico Nacional agli antipodi

Godínez

Qualunque sia la competizione, quando si incontrano Chivas e Club América la tensione è sempre altissima. Questa volta è finita 1-1, con un botta e risposta in appena cinque minuti tra i ragazzi del Pelado Matías Almeyda e gli Azulcremas. Un Clásico Nacional che oltre a ribadire le profonde differenze sociali e culturali assume i contorni di uno scontro generazionale nei suoi marcatori.

Perché se ChivasClub América rappresenta da sempre la sfida tra l’orgoglio del popolo e l’alta borghesia che ambisce a volare in campo nazionale e internazionale (“El dinero contra el corazón del pueblo”), tra due centri geograficamente e culturalmente differenti come Guadalajara e Città del Messico e l’ideale di un autoctonismo “tutto messicano” contro l’ambizione di collezionare giocatori di fama mondiale, dall’ultimo scontro è diventato anche un incrocio tra generazioni.

È successo tutto nel giro di cinque minuti. Prima il gol del ‘97 José de Jesús Godínez per le Chivas, il primo in carriera per il talento di casa dopo 4 presenze, poi quello del 34enne Oribe Peralta, che viene da tutt’altro posto (Torreón, nel Coahuila) e nel 2006/2007 (quando José aveva appena 10 anni) ha iniziato a porre le solide basi della propria leggenda con la maglia del Santos Laguna, segnando 4 dei suoi quasi 200 gol con squadre di club dopo l’esordio con il Morelia ed una prima affermazione con le maglie di León e Monterrey. Godínez, nato e cresciuto nella parte rayada della sua Guadalajara, è entrato nelle Inferiores delle Chivas nel 2012, mentre dalle parti dalle parti del Coloso de las Carolinas i tifosi laguneros si godevano un calciatore da 81 gol in quattro stagioni: Oribe è diventato in brevissimo tempo l’idolo indiscusso dei tifosi albiverdes, nonostante un intermezzo di 18 mesi con la maglia del Chiapas e il successivo trasferimento al Club América nel 2014. Parlando della carriera dell’Hermoso Peralta ci si addentra in un “percorso calcistico” divisa tra i tanti gol, l’affetto di ogni singola piazza e una fama che inevitabilmente “precede”. Al suo cospetto Godínez, che ha debuttato in Liga MX nel maggio dello scorso anno contro il Necaxa.

Magari, in un giorno non troppo lontano Godínez sarà Peralta. La cosa certa è che Peralta è già stato Godínez. Per soli 46 giorni, però. Era il 16 maggio del 2005 quando le Chivas acquistarono un giovane attaccante di belle speranze per consegnare una buona alternativa nel reparto offensivo al Maestro Benjamín Galindo, in vista degli ottavi di finale di Copa Libertadores contro il Pachuca. Il Rebaño Sagrado quell’anno è riuscito ad avanzare nel torneo fino alle semifinali dopo aver eliminato anche il Boca Juniors con un 4-0, prima di uscire contro l’Atlético Paranaense. Peralta in quei 46 giorni è stato come un fantasma, ma con una maglia e un numero: la 21, vista in campo giusto per 93 minuti complessivi. Chissà che al Chuy Godínez non possa andare meglio dopo i 223 minuti raccolti fino a oggi. Ma chissà se sarà in grado di segnare e far sognare i tifosi. Come Oribe. Come una leggenda.

Daniele Pagani