Everton di Viña del Mar: la squadra più messicana della Conmebol eliminata dalla Sudamericana

Everton vdm

Dal 2017, quando per difficoltà legate al calendario le squadre della Liga MX hanno smesso di partecipare alla Libertadores, per trovare un po’ di Messico nelle competizioni Conmebol bisogna accontentarsi di avventurieri solitari come Lampros Kontogiannis, in campo con il Real Garcilaso nella recente vittoria sul Santos, o Alfonso Nieto, meno fortunato con i venezuelani del Carabobo eliminati ai preliminari dal Guaraní.

È però in Copa Sudamericana che ha giocato la squadra più messicana dell’America meridionale, l’Everton di Viña del Mar, appena eliminato dal Caracas, affrontato dopo due lunghi giorni di viaggio, a causa della regola dei gol in trasferta.

Acquistato nel 2016 dal Grupo Pachuca, già proprietario di León, Pachuca, Mineros de Zacatecas e altre squadre impegnate nelle serie minori messicane, il club cileno ha infatti non solo un direttore sportivo e un presidente (il venticinquenne Pedro Cedillo, nipote del presidente del gruppo) messicani, ma anche tre giocatori. Il progetto, stando agli annunci, era quello di vincere il titolo nazionale entro un anno e mezzo, obiettivo che al momento non sembra così raggiungibile, e trasformare, nel giro di un decennio, il settore giovanile dell’Everton in uno dei migliori del paese.

Per ora, i Ruleteros devono accontentarsi di accedere a un mercato insolito per un club cileno e dare spazio a giovani cresciuti in un altro settore giovanile, quello giustamente celebre del Pachuca: Iván Ochoa, ventunenne, è stato eletto miglior centrocampista centrale del campionato per la stagione 2017, mentre il difensore nato nel 1998 Francisco Venegas, già convocato dal Tri ai Mondiali under 17 e under 20, ha trovato il suo primo gol da professionista lo scorso ottobre, la rete del 3-3 nel Clásico Porteño contro i Santiago Wanderers. Discorso diverso per l’attaccante Marco Bueno, nato nel 1994, membro del Messico Campione del Mondo under 17 nel 2011, arrivato in Cile a gennaio, dopo aver collezionato appena ventiquattro minuti in tutto l’Apertura 2017 con la maglia del Monterrey.

Dirigenti e giocatori messicani, quindi, ma anche usanze: la nuova proprietà ha infatti importato dal Pachuca l’abitudine di riunire giocatori e staff, un’ora e mezza prima di ogni partita, per una messa tenuta dal sacerdote e tifoso dell’Everton Marcelo Catril, che in un anno e mezzo ha benedetto campi da gioco e celebrato le nozze di un giocatore ed è convinto degli effetti positivi della preghiera: “Quando abbiamo iniziato con le messe la squadra era nelle posizioni peggiori, con la perseveranza si è arrivati molto in alto”.

Marco Maioli