Gol, polemiche e una maglietta persa: quante emozioni nel Clásico del Astillero

astillero erick castillo

Il Clásico del Astillero numero 221 passerà alla storia come uno dei derby più delicati, infuocati e appassionanti giocati negli ultimi anni a Guayaquil.

Al George Capwell, davanti a una muraglia blu, i toreros di Guillermo Almada sono andati oltre i propri limiti, impattando un clásico che al 93′ stavano perdendo in inferiorità numerica, senza la qualità offensiva di Nahuelpán e Di Nenno, entrambi assenti, né le geometrie di Oyola, fermatosi alla vigilia per un risentimento muscolare. In questo 2-2 c’è stato spazio davvero per qualsiasi emozione, comprese le immancabili proteste per l’arbitraggio: «Io sono abituato a dire ciò che penso, e se vedo che mi stanno penalizzando, lo faccio presente. Omar Ponce è un grande arbitro, ma stasera era distratto» ha detto Almada al termine della partita commentando il suo allontanamento, arrivato subito dopo il rosso sventolato a Pineida.

Il sentimento che qualche vento contrario potesse intervenire per favorire gli avversari, il Barcelona lo aveva già esternato in settimana, quando il comune di Guayaquil aveva disposto il divieto di assistere al match per la tifoseria ospite. Una decisione dura ma inevitabile, secondo il sindaco Jaime Saadi, viste le ultime vicende che hanno visto coinvolta la barra barcelonista. Che, per non far mancare il proprio supporto alla squadra, ha deciso di scortarla fino all’entrata del Capwell, srotolando lungo il percorso un’enorme bandiera giallonera e intonando cori contro il Bombillo, visto come la società “protetta” dalla federazione.

In campo nessuno si è risparmiato: al vantaggio dell’Emelec firmato da Preciado ha risposto Arroyo, e quando nel recupero Cuco Angulo ha trovato lo spiraglio per la rete del 2-1, le speranze di rimonta dei canarios sembravano affievolirsi sempre di più. Fino all’improvviso pari, arrivato nell’ultimo minuto di recupero: a firmarlo è stato Erick Castillo, ribadendo in rete una respinta corta di un rivedibile Dreer. Il Culebra ha esultato togliendosi la maglietta, che una volta lanciata a terra non ha più ritrovato, costringendo così la squadra a giocare gli ultimi secondi con due uomini in meno: «Non c’era più tempo di tornare negli spogliatoi per prendere una maglia di riserva: sono stati attimi particolari» ha detto a caldo al fischio finale, dopo il quale si è lasciato andare a un lungo abbraccio con Béder Caicedo, autore dell’assist decisivo in quella che è stata a tutti gli effetti una serata memorabile.

Andrea Bracco