Emelec campione: il record di Guagua e Quiñónez e il sogno infranto del Delfín

Emelec

Jorge Guagua e Pedro Quiñónez sono nati entrambi nella città di Esmeraldas, hanno vinto insieme due campionati con El Nacional del Chucho Benítez tra 2005 e 2006 e, dopo la finale vinta al Jocay di Manta con la maglia dell’Emelec, condividono un primato: sono i calciatori in attività ad aver vinto più volte, ben sei, il titolo nazionale ecuadoriano.

Se la doppia finale che ha assegnato la Serie A 2017 poteva essere descritta come la sfida tra il sogno del Delfín, la piccola squadra che, dopo aver vinto la Primera Etapa superando notevoli avversità, minacciava di spezzare per la terza volta nella storia il dominio delle città di Quito e Guayquil, e la solidissima realtà dell’Emelec, campione per la quarta volta in cinque anni e, nell’albo doro, secondo con le sue quattordici stelle soltanto ai cugini del Barcelona, allora i due possono essere ritenuti i simboli di una squadra che ha saputo vendere a caro prezzo i suoi pezzi pregiati, da Enner Valencia a Miller Bolaños, incassando dalle cessioni di giocatori 30 milioni di dollari circa negli ultimi sei anni e mantenendo, contemporaneamente, una spina dorsale in grado di vincere.

Guagua, difensore scoperto dal padre del calcio ecuadoriano contemporaneo, il montenegrino Dusan Draskovic, è diventato il più anziano calciatore a segnare in una finale con i suoi trentasei anni al momento dell’1-0 nell’andata al George Capwell; autore anche della rete del pareggio nella decisiva rimonta di fine novembre alla Casa Blanca sulla LDU Quito, sembrava aver sostanzialmente chiuso la propria carriera, a due anni dai mondiali brasiliani giocati da titolare, a causa di un infortunio che lo ha tenuto lontano dal campo per undici mesi. Quiñónez, in qualità di capitano del Bombillo, passa invece alla storia per i quattro campionati vinti in maglia azul, al pari del portiere Esteban Dreer, del Diablo Marcos Mondaini, di Osbaldo Lastra, scherzosamente soprannominato Yaya Touré ecuadoriano, Fernando Gaibor e Robert Burbano.

Se a inizio stagione nessuno avrebbe potuto prevedere che il Cetáceo, club che rischiava di scomparire qualche anno fa e costretto a fare i conti con le conseguenze del terremoto dell’aprile 2016, avrebbe lottato fino alla fine, chiudendo l’anno in testa alla Tabla Acumulada, a luglio non erano molti di più a immaginare una vittoria finale dell’Emelec: Alfredo Arias, accusato di aver ereditato una squadra in testa alla classifica e di aver perso tre etapas su tre, era il colpevole numero uno per i tifosi, che ne chiedevano apertamente le dimissioni senza risparmiare insulti ai familiari dopo un brutto pareggio con il Guayaquil City e dopo l’eliminazione dalla Copa Libertadores.

Alla fine, invece, l’uruguaiano è stato il terzo allenatore a guidare l’Emelec a un titolo nell’ultimo lustro: gli uomini passano e la società, stabile, resta. Resta da fare soltanto un ultimo passo nelle competizioni internazionali, dove l’Emelec è di casa da anni, senza però essere mai riuscito a migliorare la finale di Copa Merconorte raggiunta nel 2001 e la semifinale di Libertadores del 1995.

Marco Maioli