Tattica: Deportivo Táchira e Macará per un posto in Libertadores

Táchira

La sfida tra Deportivo Táchira e Macará apparentemente non dice nulla, ma per la Copa Libertadores 2018 vale l’accesso alla seconda fase dei preliminari. La gara d’andata si è conclusa con il risultato di 1-1, con gli ecuadoriani, all’esordio assoluto nella massima competizione sudamericana per club, che hanno prima sbloccato l’incontro con il tap-in vincente di Elvis Patta e poi si sono fatti riprendere nella ripresa da Pérez Greco. Non si può dire che ecuadoriani e venezuelani siano maestri della tattica, ma una sfida che apparentemente potrebbe raccontare poco o nulla ha offerto alcuni spunti tattici davvero interessanti.

In Ecuador e in Venezuela i progressi sotto l’aspetto tattico ci sono stati, ma non all’altezza di quelli enormi fatti in Argentina e Brasile. Macará e Táchira giocano principalmente in verticale e alcune volte le azioni sono anche molto confuse, sfruttando più la lunghezza del campo che l’ampiezza. Questo però non deve trarre in inganno, perché non significa che non ci sia un lavoro settimanale costante. Il Macará ad esempio, in fase difensiva, preferisce attendere il proprio avversario diminuendo il più possibile gli spazi in verticale. Questa interpretazione del gioco del calcio è legittima tanto quanto il pressing alto del Táchira, che ricorda quello dell’Atlético Madrid del Cholo Simeone, che punta a far giocar male gli avversari e a recuperare il pallone nella metà campo offensiva per attaccare in profondità con rapide ripartenze.

Diversa è l’interpretazione offensiva degli ecuadoriani, perché, se per i venezuelani la fase difensiva è già una fase offensiva con l’aggressione immediata sui portatori di palla, per gli ecuadoriani lo sviluppo della manovra nella metà campo avversaria è ponderata e ricerca anche giocate difficile o finezze d’alta scuola. La differenza sostanziale tra le due squadre, che utilizzano moduli simili ma strutturalmente diversi, è l’utilizzo del numero dieci alle spalle della punta.

Analizzando lo schema tattico del Mácara di Paul Vélez, l’impiego di Carlos Feraud, a supporto dell’argentino Juan Tévez, che di mestiere prima di giocare a pallone faceva il fabbricatore di lettini da spiaggia, è la chiave del gioco. Il suo apporto in quella zona del campo permette ai due mediani Cazares e Arboleda di avere un riferimento alle spalle della linea del centrocampo del Táchira. Questo triangolo a vertice rovesciato rispetto a quello che si può incontrare in un 4-3-3, consente alla squadra di alzare il baricentro e ai due esterni di attaccare non solo la profondità ma anche di aprire il campo, ovvero allargare le maglie della difesa avversaria. Il gol di Elivis Patta infatti arriva da una buona elaborazione arrivata per vie centrali che ha liberato l’inserimento di Zambrano che ha concluso la sua scorribanda sulla fascia sinistra crossando verso il cuore dell’area di rigore, su cui si sono avventati prima Tévez, che ha attaccato con un bel movimento il primo palo arrivando però in ritardo sul pallone, e poi Patta che ha seguito l’azione concludendo con il più classico dei movimenti da calcio a cinque, ovvero la deviazione sotto porta attaccando il secondo palo. Una volta spremute tutte le energie, il Macará ha lasciato il campo al Táchira che ha saputo sfruttare il suo pressing per guadagnare metri e accerchiare la difesa avversaria che ha dovuto concedere il gol a Pérez Greco.

Nella gara di ritorno se il Macará dovesse partire con lo stesso atteggiamento con cui è sceso in campo nella sfida d’andata, nonostante il fattore campo che pende dalla parte dei venezuelani, potrebbe centrare una clamorosa qualificazione vista la prestazione dell’andata che è stata casuale ma il frutto di un attento e meticoloso lavoro fatto durante la settimana.

Lorenzo D’Aloia