Vince 7 partite su 8 ma è ultimo in classifica: l’incredibile vicenda del Deportivo Quito

Deportivo Quito

Domenica scorsa, alla settima vittoria su otto partite, il Deportivo Quito ha finalmente potuto mettere il segno più davanti ai suoi punti in classifica. Certo non è molto, tre punti e l’ultimo posto in classifica nel Campeonato Provincial de Fútbol de Segunda Categoría de Pichincha, la fase a gironi della terza serie ecuadoriana, specialmente per una squadra che appena quattro anni fa disputava la Copa Libertadores e per un giocatore, Luis Fernando Saritama, autore del primo gol della vittoria sul Cuniburo, che sempre quattro anni fa, di questi tempi, si preparava al suo secondo Mondiale con la maglia della nazionale.

Eppure quello che è stato chiamato “milagro azulgrana”, il sogno di riportare la squadra in Serie A, passava anche dal recuperare quei 18 punti di penalizzazione inflitti dalla FIFA per il mancato pagamento di stipendi agli allenatori Carlos Ischia e Nelson Acosta e al calciatore Sebastián Rusculleda. Un totale di 800.000 dollari, ovvero una minima parte di quei dieci milioni di debiti a cui la società dovrebbe far fronte, ma anche il triplo del budget stanziato per questa stagione: e se i creditori dovessero insistere, esiste la possibilità di una ulteriore retrocessione nel dilettantismo della Copa Pichincha.

Per pagare gli stipendi, intanto, la società continua a raccogliere fondi organizzando amichevoli; anche i calciatori stessi hanno dato una mano, organizzando una lotteria per la quale hanno venduto i biglietti a parenti e amici.

Le origini del disastro risalgono a dieci anni fa, quando la società decise di ricostruire la squadra da zero con investimenti onerosi, riportando peraltro a casa el Símbolo Luis Saritama, giocatore cresciuto nel settore giovanile e reduce da esperienze all’estero in Messico e Perù. I risultati non si erano fatti attendere, con tre titoli nazionali vinti in quattro anni dopo un’attesa di quattro decenni, grazie però a spese insostenibili: tra il 2008 e il 2014 il club ha speso 45,3 milioni di dollari a fronte di entrate per soli 25,7.

Quando i soldi sono finiti si è visto un po’ di tutto, dagli scioperi dei giocatori al tentativo degli stessi calciatori, fermati dalla polizia, di invadere il campo durante una partita di campionato, nel 2014, per chiedere solidarietà ai colleghi delle altre squadre, ma anche gare perse a tavolino per debiti non saldati in tempo e il disperato ricorso alla stregoneria, con il seppellimento di alcuni piccoli oggetti in bronzo in campo, in corrispondenza delle porte, nella speranza di evitare la retrocessione in B, arrivata nel 2015 e immediatamente seguita dalla caduta nella terza serie, nel 2016, con un totale di 34 punti di penalizzazione. Ora, creditori permettendo, non resta che sperare nel miracolo.

Marco Maioli