L’impresa del Deportivo Lara e la rivincita del calcio venezuelano

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L‘allenatore in seconda del Deportivo Lara, subentrato dopo l’espulsione di Leonardo González non sta più nella pelle. Si sbraccia come tarantolato, invoca il sostegno del pubblico, sembra quasi pregare. Poi esplode in un urlo liberatorio. Sa di essere entrato nella storia: i Rojinegros venezuelani hanno appena battuto l’Independiente, detentore della Copa Sudamericana, tornato a giocare dopo sette anni in Libertadores, la coppa che ha sollevato più volte di tutti.

Il Venezuela, contrariamente a una trafizione calcistica sbocciata in maniera significativa solo negli ultimi anni, non evoca bei ricordi al Diablo, sconfitto nel 1987 a San Cristóbal dal Deportivo Táchira in una delle serate finite nella leggenda della Libertadores per una giocata tanto spettacolare quanto rara: il gol da “arco a arco” del portiere Daniel Francovig, capace di beffare Islas direttamente con un rinvio grazie all’aiuto di un rimbalzo fortunato. Proprio come allora, anche ieri, in molti si sono lamentati delle cattive condizioni del terreno di gioco, ma Nico Domingo, uno dei pilastri del Rojo, non ha cercato alibi davanti ai cronisti: “È stata la peggior partita dell’anno. Pensavano di cominciare in un altro modo“. L’Independiente, dopo la sconfitta in Recopa persa ai rigori con il Grêmio, sta attraverso un periodo parecchio complicato, non solo dal punto di vista sportivo: Hugo e Pablo Moyano, rispettivamente presidente e vice del Diablo Rojo, infatti, sarebbero sospettati di riciclaggio di denaro dalla procura federale di Quilmes. Nonostante tutto, però, Ariel Holan predica calma, senza fare drammi: “Non abbiamo fatto una buona partita, siamo dispiaciuti per la sconfitta, ma allo stesso tempo anche molto ottimisti per il prosieguo del torneo. Il Deportivo Lara è stato aiutato dall’entusiasmo del suo pubblico“.

Effettivamente dopo il gol di Carlos Sierra, servito da una genialata del colombiano Helbert Soto, il “Coloso de la Campiña” di Barquisimeto si è trasformato in un inferno. Del resto non sarebbe potuto essere altrimenti: “Abbiamo cinque navette per favorire l’afflusso del pubblico allo stadio“, aveva detto alla vigilia Yanys Agüero, il segretario generale del Governo dello Stato di Lara, gonfiando il petto nel presentare l’evento. Nel finale Juan Falcón, storico bomber dello Zamora con un passato anche in Francia, al Metz, ha avuto in contropiede l’occasione per farlo esplodere di gioia una seconda volta: servito dal “Mago” Pedro Ramírez, tornato imprendibile come lo conoscevano da queste parti prima di “cruzar el charco” e tentare l’avventura europea al Sion, El Tigre si è trovato a tu per tu con Campaña e ha colpito a botta sicura, vedendosi però respingere la conclusione dalla traversa. Ma poco importa. La seconda, storica vittoria del giovane Deportivo Lara, sorto sulle ceneri della squadra che negli anni ’60 sfidò Boca Juniors e River Plate in Libertadores, era già al sicuro: la prima, cinque anni fa, era arrivata con il Newell’s Old Boys. Sempre un’altra argentina, il Vélez Sarsfield, invece, aveva fermato ai quarti di finale la strepitosa cavalcata del Minervén guidato dalle magie dell’idolo Stalin Rivas: nessuna squadra venezuelana ha saputo fare meglio nel massimo torneo per club del subcontinente. Emulare quell’impresa avrebbe del miracoloso, ma nulla vieta al Deportivo Lara, líder inaspettato del gruppo G, di farci un pensierino.

Vincenzo Lacerenza