Deportivo Cuenca, che impresa! Rimonta in dieci e poi vince ai rigori

Deportivo Cuenca

Una notte indimenticabile, per il Deportivo Cuenca. I Morlacos hanno ribaltato il 2-0 dell’andata contro lo Sportivo Luqueño, pareggiando in dieci uomini nei minuti regolamentari, prima di vincere ai rigori. Un’impresa che entra nella storia del club, che ha festeggiato i quarantasette anni di vita soltanto pochi giorni fa. Come regalo, la prima volta a una seconda fase di Copa Sudamericana, trofeo giocato in passato solamente l’anno scorso.

Una tradizione internazionale, quella dei Morlacos, che sta riprendendo lentamente da dove era stata lasciata ormai una decina di anni fa, con il triennio di Libertadores tra il 2008 e il 2010.

Dopo un’eliminazione ai gironi, alla spalle di Estudiantes e Lanús, il Deportivo Cuenca si superò: nel 2009 riuscì a passare il turno, battendo anche il Boca Juniors in casa. Ne fecero le spese Guaraní e, soprattutto, Deportivo Táchira, rimasto escluso per un solo punto. La vendetta venezuelana arrivò però agli ottavi, quando il Caracas eliminò il Deportivo Cuenca, ribaltando il 2-1 della gara d’andata con un umiliante 4-0. L’anno seguente, il Deportivo Cuenca fece la sua ultima apparizione in Copa Libertadores, uscendo ai gironi per mano di Nacional e Banfield. Proprio contro il Taladro, subirono il gol di un diciottenne James Rodríguez.

Tra i protagonisti di quel periodo magico c’era Édison Preciado. El Niño de Oro diventò calciatore proprio a Cuenca, dove arrivò a sedici anni e debuttò a diciannove. Il suo legame con quella che è soprannominata Atene dell’Ecuador non si dissolse con la distanza, come non cadde nell’oblio l’amore per i Morlacos durante le esperienze a El Nacional, al Delfín o in Messico al San Luis. Nel 2017 tornò al Deportivo Cuenca e proprio a lui, la scorsa notte, è toccato il compito di segnare il rigore decisivo. Riprendendo un filo interrotto molti anni fa, quando fu sempre suo l’indimenticabile gol-vittoria contro il Boca, e il Deportivo Cuenca scriveva la propria storia.

Federico Raso