Tre allenatori in 6 partite ma il Defensa continua a eliminare le grandi

Defensa

Sono tornati i matagigantes. Il Defensa y Justicia ha compiuto la seconda impresa della propria storia, a distanza di pochi mesi. Nell’edizione 2017 di Copa Sudamericana, l’Halcón si prese il lusso di eliminare addirittura il São Paulo di Lucas Pratto, andando a strappare un’inaspettata qualificazione al Morumbi; quest’anno invece, i ragazzi allenati da Juan Pablo Vojvoda hanno violato addirittura il Pascal Guerrero di Cali, lo stadio dell’América, in una competizione internazionale.

Un successo tanto inaspettato, visto lo 0-1 dell’andata a Florencio Varela, quanto importante, perché permette al Defensa di eguagliare il proprio record risalente alla scorsa stagione, quando i gialloverdi si fermarono al secondo turno di Sudamericana.

La partita è stata aperta da una punizione di Fernando Márquez: il Cuqui, arrivato nel mercato invernale in prestito dal Belgrano, è forse l’innesto più azzeccato di tutta la campagna acquisti dell’Halcón. Per lo stile di gioco del Defensa y Justicia, improntato principalmente sugli inserimenti senza palla di centrocampisti ed esterni, un attaccante con la tecnica di Márquez permette di avere un finalizzatore e, nello stesso tempo, un giocatore abilissimo nell’ultimo passaggio. Márquez è punta atipica, e questo in passato gli ha creato non pochi problemi. Nei cinque anni passati al Belgrano ha segnato molto poco (sei gol nella stagione più prolifica), diventando oggetto di scherno da parte dei tifosi del Pirata. La barra infatti adottò il Cuqui quasi come una mascotte: quando giocava, c’era la consapevolezza che il santafesino avrebbe dato l’anima, ma non avrebbe mai segnato.

Il gol di Cali segna la maturazione decisiva per Márquez, che forse per esprimersi al massimo aveva veramente bisogno di lasciare Córdoba e quella reputazione di attaccante poco concreto. A giugno il Defensa potrà riscattarlo, per renderlo definitivamente parte di una realtà molto interessante.

Viste le scarse risorse economiche, a Florencio Varela hanno deciso di puntare su un doppio progetto tecnico che prevede l’affiancamento di giovani di prospettiva a giocatori in cerca di rilancio. Così il presidente del club, José Lemme, ha stretto collaborazioni con diverse società di primissimo livello come River Plate, Boca Juniors, Newell’s e Racing. Il piano è quello di ottenere in prestito biennale tutti i giovani che non trovano spazio, per inserirli in un contesto più tranquillo e restituirli già formati alla casa madre. Questa strategia, come testimoniato anche dalla trasferta colombiana, sta funzionando: nell’undici iniziale di Vojvoda erano presenti ben sei talenti in prestito, che affiancati allo zoccolo duro della squadra (Bordagaray, Rius, Miranda e lo stesso Márquez), stanno facendo volare il Defensa y Justicia verso la consacrazione definitiva.

Nonostante i diversi cambi in panchina avvenuti nell’ultimo anno e mezzo, con tre allenatori differenti (Beccacecce e Vivas gli altri due) nelle sei partite internazionali giocate nella propria storia, il club sembra aver trovato in Vojvoda il condottiero ideale per questa squadra.

L’ex Newell’s è arrivato con le stesse credenziali dei giocatori, ovvero una carriera da risollevare e la voglia di rimettersi in gioco. In campionato la squadra sta lottando per qualificarsi alla prossima Libertadores. Un obiettivo difficile ma non impossibile. Soprattutto per i matagigantes.

Andrea Bracco