La storia nascosta di David Ospina

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Il Napoli ha scelto il proprio nuovo portiere: David Ospina, numero uno della Selección Cafetera, sostituirà l’infortunato Meret.

Come quella di moltissimi portieri, tra cui anche il monumento nazionale René Higuita, la storia di Ospina inizia fuori dai pali: da bambino giocava attaccante nella scuola calcio dell’ex giocatore Alexis García, uno dei componenti dell’Atlético Nacional di Francisco Maturana, campione d’America nel 1989. Poi, per rimpiazzare un compagno infortunato, David entrò in porta, e non ne poté più uscire. Fin da piccolo, non sapeva accettare la sconfitta: piangeva a ogni gol subito e abbandonava la porta, lamentandosi di voler tornare a giocare in attacco. Per far proseguire la partita, spesso veniva corrotto con un gazzosa. La nostalgia dell’altra area piccola finì intorno ai nove anni: era maturato, ma non ancora cresciuto fisicamente e la sua bassa statura gli dava qualche problema nelle uscite. Negli anni seguenti, per questo motivo, sviluppò l’abilità tra i pali, e la sua squadra lo tutelava migliorando la tecnica del fuorigioco, che proprio David chiamava al grido di “Vamos Rojo!”.

Il suo destino era quello di diventare un grande portiere: nel 2006, dopo la trafila delle inferiores, debutto nell’Atlético Nacional, squadra di il portiere antioqueño faceva il tifo. Diventò il portiere più giovane a vincere un titolo, giocò quasi cento partite e all’età di 21 anni venne chiamato dal Nizza, in Francia, dove raggiunse l’ex Boca e Banfield Dario Cvitanich. Giocare in Europa, prima in Costa Azzurra e poi all’Arsenal, contribuì alla stima che il calcio colombiano riponeva in quel portiere fenomenale, che aveva lasciato presto Medellín, ma che ogni volta che tornava in Colombia giocava partite pazzesche con la maglia della Cafetera. Nel 2011 venne convocato per la prima Copa América della sua carriera, ma uno scontro con l’attaccante Hugo Rodallega in allenamento gli costò una frattura del setto nasale e non poté giocare alcun match. La rivincita arrivò tre anni dopo, sotto la guida di Pékerman, disputando un Mondiale brasiliano strepitoso: la squadra rivelazione del torneo aveva due vere certezze, lui tra i pali e il suo ex-cognato James Rodríguez sulla trequarti. L’anno seguente si superò con una prestazione enorme in Copa América contro l’Argentina del Tata Martínez, portando la Cafetera a giocarsi ai rigori il passaggio del turno, dove Sergio Romero fu strepitoso e vanificò ogni sforzo.

Oggi, David Ospina ha trent’anni, ha appena giocato il suo secondo Mondiale e ha l’esperienza adatta per difendere la porta della squadra di Ancelotti, con la consapevolezza che, a Napoli, ci si affeziona più facilmente ai sudamericani che da altre parti.

Federico Raso