Scaloni all’Argentina e le altre sorprese: l’estate dei Ct sudamericani

scaloni

Tra ufficialità e trattative avanzate, il post Russia 2018 sembra essere molto movimentato, visti i tanti cambi di panchina che si profilano all’orizzonte.

Dopo aver riportato l’Egitto a un Mondiale a 28 anni dall’ultima volta, Héctor Cúper saluta i Faraoni e cambia ancora una volta continente. L’hombre vertical sarà infatti il nuovo ct dell’Uzbekistan: una scelta particolare, che lui stesso spiegherà nei prossimi giorni, quando ci sarà la presentazione ufficiale alla stampa. Nel frattempo, però, a parlare ci ha pensato Achilbay Ramatov, il presidente federale: «Siamo una realtà ambiziosa e abbiamo tanta fame di emergere. Per questo, quando si è trattato di decidere chi potesse essere in grado di farci fare il definitivo salto di qualità, il nome di Cúper ci è venuto spontaneo» ha dichiarato il boss del calcio uzbeko. E in effetti il ragionamento fila perfettamente: se l’Egitto è tornato prepotentemente sulla mappa del calcio che conta, perché l’Uzbekistan non può sperare nella prima qualificazione a un mondiale? Cúper non avrà comunque un compito semplice, dato che il movimento locale produce qualche talento sparso qua e là, ma nessuno di loro gioca in campionati competitivi. Il suo compito sarà quindi quello di essere un valore aggiunto, per permettere alla squadra di fare quel piccolo passo in più che manca per chiudere definitivamente un cerchio.

L’addio di Cúper non ha preso di sprovvista la federazione egiziana, che a pochi giorni dall’addio del ct argentino ha ufficializzato Javier Aguirre. Aguirre vanta una discreta tradizione a livello di club e tre esperienze alla guida di una selezione nazionale, due delle quali al timone del Messico, col quale ha vinto la Gold Cup nel 2009. Non andò bene invece in Giappone, dove venne allontanato a causa del suo coinvolgimento in un’indagine di combine, risalente ai tempi in cui allenava il Real Saragozza. Aguirre così si spostò negli Emirati Arabi per due anni, prima di accettare l’offerta record di 1,4 milioni l’anno, più un ricchissimo bonus in caso riuscisse a portare i Faraoni in Qatar.

L’ultimo percorso di qualificazione al Mondiale ha visto l’Ecuador ridimensionarsi in maniera sensibile. Il ricambio generazionale manca e i senatori iniziano a non averne più, così a Quito hanno deciso di puntare sull’usato sicuro, offrendo la direzione della nazionale a Hernán Dario Gómez: il Bolillo torna in Ecuador quattordici anni dopo la sua prima esperienza con la Tricolor, durata cinque anni con l’acuto della qualificazione al mondiale nippo-coreano. Quello era l’Ecuador di Ulises De la Cruz, l’incubo di Trapattoni, e del record storico di risultati positivi, una striscia ancora oggi imbattuta. Gómez conosce l’ambiente e sa quali tasti toccare per far ripartire un movimento calcistico in standby: «Unità e umiltà: questo chiedo ai ragazzi. Chi mi conosce sa quanto io sia ossessionato dal concetto di gruppo» ha detto il Bolillo, diventato cittadino onorario di Panama dopo aver portato in Russia i Canaleros.

Da ciò che è stato a ciò che, probabilmente, sarà. In casa Argentina si attende il nome del sostituto di Jorge Sampaoli. Nel frattempo però, per le prossime amichevoli della Selección sarà Lionel Scaloni a sedersi in panchina: l’ex laziale lavora per la federazione da diverso tempo e i beninformati parlano di lui come di uno degli uomini fidati del presidente Tapia. Incerte anche le posizioni di José Pékerman e Ricardo Gareca: se il primo si è preso una pausa di riflessione per decidere se rimanere o meno a lavorare in Colombia, la scelta del Tigre è legata alla permanenza in federazione di Juan Carlos Oblítas, coinvolto assieme all’altra leggenda peruviana Téofilo Cubillas in un caso di corruzione, per il quale uno dei giudici più in vista del Perù è già stato incarcerato.

Infine, c’è la situazione legata a Jorge Luis Pinto. Il vulcanico ct colombiano, attualmente disoccupato, dopo l’esperienza in chiaroscuro alla guida dell’Honduras, potrebbe presto tornare in sella, dato che sembra essere oggetto di interesse da parte di diverse federazioni. Dopo aver portato il Costa Rica a Brasile 2014 e aver fallito l’appuntamento russo con la H, il Profe è pronto a rimettersi in discussione davanti a un progetto serio e ambizioso.

Andrea Bracco