Germán Conti e il Colón, la squadra del cuore che non lo lascia partire

Conti

Lo chiamano il Flaco e fino a qui niente di strano. In Argentina basta poco per guadagnarti un apodo così, figuratevi poi se sei alto quasi due metri e arrivi a pesare non più di 70 chili. È il caso di Germán Conti, protagonista della vittoria del Colón contro lo Zamora, che è valsa la qualificazione alla seconda fase della Copa Sudamericana. Per eliminare i venezuelani è bastato un colpo di testa del difensore, finito da tempo sui taccuini di diversi club. Piace a Sampdoria, Lazio e Fiorentina ed è stato a un passo dal trasferimento al River Plate, prima, e all’Atlético Mineiro, poi. Solo che il club santafesino ha fatto di tutto per non farlo andare via, tanto da arrivare a chiedere multe ad alcune squadre che stavano trattando con il calciatore.

A oggi infatti Conti resta uno dei giocatori più importanti del Colón, di cui peraltro è anche il capitano.

Un amore che ha radici profonde e che lo ha portato essere, prima di ogni cosa, un grande tifoso del Sabalero, sin da bambino. Nato e cresciuto a Santa Fe, dopo aver fatto tutte la trafila delle inferiores del club, ha esordito in prima squadra il 10 dicembre 2013, all’età di 19 anni, nella sconfitta sul campo dell’Olimpo. Poteva andare sicuramente meglio, considerato che i padroni di casa hanno trovato il vantaggio al 90’ e, a pochi minuti dal fischio finale, il Colón è rimasto pure in dieci uomini proprio a causa dell’espulsione di Conti. L’arbitro della partita era Darío Herrera, passato alla storia per aver sospeso il Superclásico del gas pimienta. Un arbitro che di sicuro non porta bene al Flaco, come dimostra il penultimo Clásico santafesino, terminato 1-1 con l’autorete, guardo caso, di Conti e il gol di Diego Vera. Chi dirigeva la sfida? Naturalmente Herrera.

A parte questi due sfortunati episodi, la sua carriera conta già numerosi successi. Ha solo 23 anni, ma ha già ha superato quota 100 presenze con la maglia del Sabalero e, come anticipato, porta la fascia di capitano al braccio ormai da molto tempo. È un difensore completo: pulito negli anticipi, ma, allo stesso tempo, duro quando il gioco lo richiede. Insuperabile nel gioco areo e dotato di grande intelligenza tattica. Le sue prestazioni gli hanno permesso di entrare nella lista dei 57 pre-convocati per le Olimpiadi del 2016, diramata dal Tata Martino. Vederlo al Mondiale però sarà difficile, considerato che, per convincere Sampaoli, “dovrà segnare un gol a partita”, come affermato da lui stesso. Nella vita privata gli piace mantenere un basso profilo. È un ragazzo semplice che ama vivere la quotidianità insieme alla fidanzata Priscila Enrique, che di lavoro fa la giornalista sportiva. L’amore per Priscila e l’amore per il Colón, con cui ha recentemente firmato il rinnovo fino al 2020. Ora lo aspetta l’Europa, ma non prima di aver lasciato con una promessa: “Se andrò via, voglio farlo dalla porta principale, per poi tornare un giorno e vincere qualcosa con il Colón”.

Matteo Palmigiano