Colo Colo e la tradizione svanita: in Libertadores non supera un turno da 20 anni

Colo Colo

Dopo una leggendaria battaglia con il Boca Juniors in semifinale e la vittoria in finale con l’Olimpia, il Colo Colo nel 1991 tagliava un traguardo storico, diventando la prima, e anche l’unica fino a oggi, formazione cilena ad aver vinto la Copa Libertadores. Eppure, piuttosto paradossalmente, con l’avvento del terzo millennio il Cacique sembra aver smarrito il feeling con la coppa regina delle Americhe. Non a caso più di qualcuno ha cominciato a parlare di “maledizione”: gli Albos non giocano un turno a eliminazione diretta da undici anni, e non ne superano uno addirittura da venti.

Superare la fase a gironi, o anche le eliminatorie iniziali, infatti, negli ultimi anni si è rivelata una mission impossible per il Colo Colo, il più delle volte incapace di far pesare il fattore campo per strappare la qualificazione e sedersi tra le magnifiche sedici. Non è mancata, come sempre in questo genere di cose, anche una certa dose di sfortuna. Nel 2008 e nel 2015, ad esempio, è stata un’avversa differenza reti a voltare le spalle al Cacique, dando ragione rispettivamente a Boca Juniors e Atlético Mineiro.

Nel 2009, invece, poteva andar bene anche un pareggio con il Palmeiras: ovviamente, ancora una volta davanti al pubblico di casa, sono arrivate sconfitta ed eliminazione, come se fossero sentenze inappellabili di un destino piuttosto crudele. Un’altra brasiliana, il Cruzeiro, ne ha interrotto la corsa nell’edizione successiva, ma chi ha fatto versare lacrime veramente amare alla gente del Pedrero, scrivendo un epilogo che difficilmente scorderanno dalle parti del Monumental di Santiago, sono stati i paraguaiani del Cerro Porteño. Era il 2011 e alla vigilia dell’ultima giornata della fase a gironi il passaggio del turno dei cileni non sembrava essere in discussione: dopotutto bastava un pareggio. In più il Colo Colo aveva iniziato col piglio giusto, si era portato sul 2-0, e stava dando la netta impressione di essersi definitivamente liberato dagli spettri del passato. Come non detto: il Ciclón, dato troppo presto per morto, avrebbe risalito la corrente e rimontato con pazienza fino al 2-3 siglato da Jonathan Fabbro nei minuti finali.

Più in generale, quella del Colo Colo, però, riflette in controluce la crisi di risultati in cui è piombato già da diversi anni tutto il movimento calcistico cileno per club, praticamente fermo alla Copa Sudamericana vinta, e la finale di Libertadores solo accarezzata, dalla bellissima Universidad de Chile di Jorge Sampaoli ed Edu Vargas: da allora il risultato di maggior prestigio lo ha ottenuto il Palestino, raggiungendo due anni fa i quarti di finale della Copa Sudamericana. Sui molteplici problemi che lo affliggono, da quelli squisitamente politici a quella di natura finanziaria, recentemente si è fermato a riflettere anche Pablo Guede, l’allenatore del Colo Colo: “Sarebbe bello se qualcuno analizzasse il fenomeno e trovasse una soluzione per migliorare le cose, perché il calcio cileno ha tutto per farsi rispettare nei grandi tornei internazionali“. Già da stanotte, quando al Monumental David Arellano il Cacique debutterà nel gruppo 2 della Libertadores ospitando i colombiani dell’Atlético Nacional. Guede, tuttavia, si sente tranquillo e ripone molta fiducia in un plantel impreziosito da veterani come l’ex Parma e Lecce Jaime Valdés, il Mago Jorge Valdivia, la vecchia conoscenza xeneize Agustín Orión e lo spietato Esteban Paredes: “Sono molto tranquillo. È un torneo spettacolare e bellissimo. Voglio che i miei giocatori non soffrano, ma si divertano“.

Vincenzo Lacerenza