Dodici anni imbattuto in casa nel Clásico: il trionfo del Colo Colo

insaurralde colo colo

In settimana, durante il consueto arengazo della vigilia, l’hinchada della Universidad de Chile aveva esplicitamente incitato i propri idoli a non risparmiarsi in campo, giocando il Superclásico con il Colo Colo come se fossero stati “tifosi e non impiegati“,  ma evidentemente non è bastato per espugnare il Monumental di Santiago del Cile: grazie a un gol non si sa quanto cercato dal Chaco Insaurralde, bravo e fortunato nel ribadire in rete con lo stomaco una palla vagante respinta dal palo sugli sviluppi di un calcio d’angolo,  infatti, il Cacique non solo si è aggiudicato il Superclásico santiagueño numero 184 della storia, culminato dopo 102 minuti di gioco  dopo l’immancabile mega-rissa finale, ma ha anche prolungato a 12 anni la propria imbattibilità casalinga nella regina delle sfide del calcio cileno.

Da diciotto, invece, il Romántico Viajero non si toglie lo sfizio di espugnare l’Estadio Monumental, e la cosa sta assumendo sempre più i contorni del tabù per la gente azul, ma il capitano Johnny Herrera, che pure è giunto ormai a 12 sconfitte nel Clásico della capitale da quando sorveglia i pali della U, ha cercato di sdrammatizzare, ponendo l’accento sulla prestazione offerta dal conjunto universitario: “L’obiettivo era quello di fare una partita degna di questo nome. E credo che ci siamo riusciti. Abbiamo anche reagito bene, ma purtroppo non siamo riusciti a trovare il pareggio“.  Poi ha puntato il dito contro l’operato dell’arbitro Julio Bascuñán, già in passato finito al centro delle polemiche azules, accusato di non aver assegnato un penal alla U nei concitati minuti finali: “Non so perché non l’abbia fischiato, se per mancanza di carattere o altro, ma quel calcione è costato dieci punti di sutura a Rodrigo Echeverría. Questi sono episodi che senz’altro condizionano le partite.

Ma mentre l’ex Boca Agustín Orión ha preferito voltare pagina, proiettando i pensieri al ritorno degli ottavi di finale di Libertadores con i brasiliani del Corinthians, il Mago Valdivia, finito nel finale a fare il capopopolo in panchina, ha provocato apertamente i rivali di sempre, tacciati di mantenere un atteggiamento eccessivamente rinunciatario: “Questo è il calcio: alcuni propongono, altri si preoccupano solamente di non prenderle“.

Vincenzo Lacerenza