San Lorenzo, Huracán e il Clásico de barrio: rivali, non nemici

Clásico de barrio

Anche se per molti anni non si è disputato, su una cosa tutti sembrano concordare: quello tra Huracán e San Lorenzo è il Clásico de Barrio, cioè di quartiere, più prestigioso e sentito del mondo, nonché il secondo derbi porteño per importanza, alle spalle soltanto del Superclásico tra Boca Juniors e River Plate.

La vicinanza geografica delle due squadre, nate entrambe nel 1908, oltre a essere, come spesso in questi casi, al tempo stesso motore ed essenza della rivalità, ha avuto l’effetto di amplificare gioie e delusioni: per informazioni chiedere ai tifosi del Ciclón, sconfitto dal Globo in tutti e cinque Clásicos del 1976, un evento unico nella storia del calcio argentino. E di favorire la trasversalità di idoli acclamati e venerati da tifosi di entrambi le squadre: tra di loro anche autentiche leggende come Luis Monti, poi campione del Mondo con l’Italia di Pozzo nel ’34, o Alfredo Caricaberry, tre volte campione con il San Lorenzo prima di giocare per il Globo negli anni ’30.

José Sanflippo, per tutti “el Nene“, invece, è stato un’icona indiscussa del club fondato dal cura di origini italiane Lorenzo Massa: bomber puro, ha vinto tre volte la classifica dei cannonieri del campionato argentino ed è ancora oggi il calciatore più prolifico della storia dei Cuervos. Eppure nel 1961 José Gabriel Gonzalez Peña, detto Pepe, un velenoso giornalista del “Grafico” approdato sulla panchina dell’Huracán, lo ha pungolato con una delle stilettate proprio alla vigilia del derby: “está dentro de una casilla de guardabarrera, juega con la caña en la mano“, ha sentenziato sarcasticamente, prima di paragonarlo per la staticità a una cassetta della posta. Se ne sarebbe pentito amaramente: il Ciclón avrebbe dominato e vinto 5-2 quella partita, e il Nene si sarebbe vendicato realizzando una doppietta.

Nonostante negli ultimi anni, invece, il Clásico de Barrio abbia riempito le pagine di cronaca nera e fatto parlare di sé per diversi fatti di sangue, in campo le emozioni non sono comunque mai mancate, che si giocasse al Nuevo Gasomestro o a Parque Patricios. Come nell’ultima partita, quando un colpo di testa del “PríncipeNico Reniero ha permesso al Ciclón di acciuffare il Globo, passato in vantaggio con Chávez, ed evitare una sconfitta ormai certa. Anche se alla truppa del Pampa Biaggio, in ottica Libertadores, avrebbe fatto molto più comodo portare a casa il bottino pieno:”Volevamo vincere, ma non ce l’abbiamo fatta. Spero che la gente sia orgogliosa dello sforzo che abbiamo fatto per pareggiare“, ha dichiarato il capitano Blandi, nascondendo la delusione per la mancata vittoria, ma allo stesso tempo felice per non essere uscito a mani vuote dal Clásico.

Il tutto, per fortuna, in un clima di relativa serenità, perché in fondo cuervos e quemeros sono rivali “no enemigos“, come c’è scritto sul murales realizzato in combine dal “Corazón Quemero” e il “Grupo Artistico de Boedo” dove si vedono due tifosi di San Lorenzo e Huracán vestiti da tangueros mentre si abbracciano.