Clásico cruceño: rivalità, violenza e idoli condivisi

Clásico cruceño

Ramón Aguilera Costas lo chiamavano “Tahuichi”, che in quel meraviglioso idioma indigeno che è il Tupí-Guaraní  significa “uccello grande”, e col passare del tempo si sarebbe costruito una reputazione da leggenda del fútbol locale a Santa Cruz de la Sierra: nella città più popolosa del paese andino, capitale della camba boliviana, tutto ciò che ha a che fare con il calcio porta il suo nome. Normale, dopotutto, che fosse così per la prestigiosa Academia fondata dal figlio, culla di alcuni dei più grandi talenti boliviano come il “Diablo” Etcheverry e Luis Cristaldo, e anche per lo stadio, quello in cui ogni volta si rinnova la magia del Clásico cruceño tra Blooming ed Oriente Petrolero, inserito nella classifica dei cinquanta derby più avvincenti del mondo dalla rivista inglese FourFourTwo.

Tutto nacque nel 1969, quando il professionismo era ancora soltanto uno dei tanti progetti in cantiere della federazione boliviana. E a far nascere la rivalità pare sia stato un terribile scontro di gioco tra Silvio Rojas dell’Oriente e Erwin Frey del Blooming: il portiere dell’equipo celeste, un argentino conosciuto da tutti semplicemente come “El Flaco”, ebbe la peggio e ne uscì con un braccio ridotto in mille pezzi. Quaranta anni più tardi ci ha pensato il difensore celeste Sergio Jáuregui a saldare i vecchi conti, colpendo deliberatamente Leonardo Medina dell’Oriente con un calcio volante degno del miglior Sessa. Nemmeno gli arbitri, peraltro, possono dirsi al sicuro dai bollori agonistici: per credere basta chiedere informazioni a Wilsion Aliaga, colpito da una testata di Erwin Sánchez (anche se non così evidente) e punito con sei giornate di squalifica. “Platini”, venerato idolo della Verde – che con quell’episodio ha visto scorrere in anticipo i titoli di coda di una carriera gloriosa – poi è balzato sull’altra sponda, accettando di allenare il Blooming. Nulla di strano. Da queste parti i tifosi non pretendono l’esclusività ai propri idoli e le leggende sono trasversali: Victor “Tucho” Antelo, ad esempio, che proprio in un derby del 1997 è diventato il massimo cannoniere storico del campionato bolivano, ha vissuto l’alba della propria carriera coi Refineros, preferendo però godersi il tramonto con addosso la maglia dei Guerreros Celestes, club del quale è una specie di monumento vivente. Una parabola simile l’ha avuta Joselito Vaca, l’attuale gran ídolo del Blooming: lui, promessa mancata del fútbol boliviano, una volta rientrato dall’infruttuosa parentesi statunitense si è tolto addirittura lo sfizio di vincere il campionato con entrambe le anime calcistiche di Santa Cruz. E anche la soddisfazione di segnare ai Refineros nell’ultimo Clásico cruceño terminato 2-2. Un risultato che però scontenta tutti, ma un pochino di più il Blooming, lanciato all’inseguimento del Bolivar, fermato sul 2-2 dal Jorge Wilstermann. O almeno così sembra: secondo fonti ben informate, infatti, lo sbadato allenatore degli Aviadores avrebbe mandato in campo ben cinque stranieri, contravvenendo ai regolamenti del torneo boliviano e sottoponendosi così al rischio di perdere la partita a tavolino.

Vincenzo Lacerenza