Vola l’Universidad Católica ecuadoriana: dal fratello di Escobar ai gol del ‘tagliagole’ Cifuente

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Ogni volta che segna un gol, Jhon Jairo Cifuente festeggia allo stesso modo, con la mano a mimare il taglio del collo: non a caso lo chiamano Degollador. Ultimamente succede spesso, per la precisione quattordici volte nelle prime tredici giornate di campionato, impresa riuscita soltanto ad altri quattro giocatori nella storia della Serie A ecuadoriana. Il classe ’92, che appena quattro anni fa riempiva le reti nella terza serie, negli ultimi dodici mesi è finito tra i capocannonieri della Copa Sudamericana e ha segnato uno straordinario gol in acrobazia all’esordio in nazionale; limitarsi ai numeri, peraltro, sarebbe riduttivo, come dimostra il video del tunnel inflitto a Pedro Quiñónez dell’Emelec, versione andina del caño di Riquelme a Yepes.

Grazie alle reti del Degollador, l’Universidad Católica si ritrova, superata la metà della Primera Etapa, al terzo posto in classifica e con il miglior attacco del campionato: abbastanza da far pensare che il Trencito Azul possa lottare per un posto in finale, obiettivo al tempo stesso insolito, per un club che come massimo risultato vanta due secondi posti negli anni ’70, e non sorprendente. Pur senza grossi exploit, il club ha goduto negli ultimi anni dei vantaggi della stabilità: Jorge Célico, allenatore argentino giunto nel 2009 per occuparsi del settore giovanile e subentrato poi alla guida della prima squadra, ha riportato la società nella massima serie nel 2013, guidandola quindi a quattro qualificazioni consecutive alla Copa Sudamericana tra il 2014 e il 2017, lasciando soltanto, dopo una permanenza record di otto anni, per guidare le selezioni giovanili dell’Ecuador e, ad interim, anche la nazionale maggiore.

L’allenatore colombiano Sachi Escobar, fratello maggiore del compianto Andrés, arrivato a Quito nel settembre dello scorso anno, ha potuto così costruire sul lavoro del predecessore, che non solo era arrivato a contare su una rosa di giocatori per metà promossi personalmente dalle giovanili, ma aveva anche dotato il club di docce calde, campi in erba sintetica e una palestra di macchinari acquistati sul web a prezzi convenienti. Il nuovo arrivato, cui avevano parlato della “debolezza mentale” del calciatore ecuadoriano, ha aggiunto un incontro tra la squadra e uno psicologo ogni due settimane. La ricetta sembra funzionare: la squadra, già abituata negli scorsi anni a dominare le classifiche relative a possesso palla e numero di passaggi, continua a divertire i (pochi, per la verità) tifosi presenti sugli spalti dell’Atahualpa, detti camarattas per un curioso episodio risalente al 1969, quando alcuni studenti dell’Universidad Católica inscenarono il finto rapimento del sacerdote italiano Virgilio Cammarata, entrato in conflitto con la chiesa locale, consentendogli così di non tornare a Roma come ordinato dalle gerarchie ecclesiastiche.

Marco Maioli