Rafa Márquez come Carbajal: un record Mondiale tutto messicano

Non può andare in vacanza negli Stati Uniti, ma gli basterà scendere in campo in Russia, anche solo per un minuto, per diventare il terzo calciatore della storia a giocare ben cinque fasi finali di un Mondiale. Dopo aver dato l’addio al calcio con la maglia dell’Atlas, la stessa con cui aveva fatto il suo debutto più di vent’anni fa, Rafa Márquez si avvicina al suo ultimo mese da giocatore, vestendo per la quinta volta la maglia numero 4 del Tri a un Mondiale.

I problemi legali del Kaiser di Michoacán, accusato dal Dipartimento del Tesoro statunitense di riciclare denaro sporco per conto di un’organizzazione dedita al traffico di droga, non sono stati di ostacolo alla convocazione: l’unica precauzione, per ora, è stata quella di togliere dalla maglia d’allenamento di Márquez gli sponsor della nazionale per evitare loro possibili ripercussioni.

L’ex Barcellona potrà quindi raggiungere Gianluigi Buffon, che però è sceso in campo in “sole” quattro edizioni, Lothar Matthäus e il connazionale Antonio Carbajal, ben felice di poter condividere il primato: “I record esistono per essere superati… o eguagliati. Sono passati cinquantadue anni prima che un giocatore messicano lo eguagliasse, lo ammiro come calciatore”. Noto non a caso come Cinco Copas, Carbajal ha difeso i pali del Messico per tutte le edizioni dei Mondiali dal 1950 al 1966, facendo il suo esordio in nazionale nel primo incontro ufficiale disputato al Maracanã, contro il Brasile, e chiudendo, sedici anni dopo, a Wembley, con giro di campo e standing ovation del pubblico. Non erano, per il Messico, tempi facili, tanto che Carbajal detiene anche un altro record, quello di portiere che ha subito più gol nella storia dei mondiali: 25, con una media di cinque a torneo.

Oggi ottantottenne, nelle sue undici apparizioni ai Mondiali è sempre rimasto fedele ai suoi riti, indossando sempre, sotto la divisa, la stessa maglia verde con lo stemma del León, club per cui ha giocato per quasi tutta la sua carriera, vendendo poi l’indumento portafortuna per beneficenza dopo il terremoto del 1985, e soprattutto parando sempre a mani nude. Solo una volta, durante la sua ultima partita con la nazionale, ha provato a infilare i guanti, vista la pioggia, decidendo però di toglierli subito dopo: il gatto con i guanti, gli avevano raccontato una volta, non acchiappa il topo.

 Marco Maioli