Dalla scoperta di Claudio Pizarro alla prima divisione: Academia Cantolao, il piccolo laboratorio di Lima

Il dipartimento del Callao è una delle aree più mistiche di Lima, talmente pieno di contraddizioni che Mario Vargas Llosa lo ha scelto per ambientarci il suo primo libro, “La città e i cani”. Il premio Nobel per la letteratura racconta la vita di un gruppo di amici che frequenta un collegio militare della capitale, facendo continui riferimenti al calcio, sport del quale lo scrittore è innamorato. Vargas Llosa sostiene che al Callao sia stata inventata la celebre “chalaca, la rovesciata, motivo di una faida centenaria con i cileni (che, a loro volta, la chiamano “chilena”) e forse il gesto tecnico più bello e puro mai visto su un campo da calcio.

In questa zona portuale il fútbol è una religione, che per tutto il secolo scorso ha trovato il massimo sfogo nella sfida tra lo Sport Boys e l’ormai defunto Atlético Chalaco. Per questo motivo, un anno fa, la promozione in Primera División dell’Academia Cantolao ha smosso la curiosità di tutto il paese.

L’Academia Cantolao ha iniziato discretamente la stagione, mettendo insieme 14 punti nel Torneo de Verano e ottenendo la sua prima vittoria nell’attuale Apertura in uno scontro salvezza decisivo, nel quale ha sconfitto 3-2 l’Ayacucho grazie alla tripletta del colombiano Fabián González, attaccante sbarcato in Perù due anni fa per giocare proprio nella società andina. Raggiungere un’altra salvezza sarebbe un traguardo storico, insperato fino a qualche anno fa. Nessuno infatti poteva immaginarsi un’ascesa così rapida, men che meno Dante Mandriotti, fondatore e attuale presidente del club. Nel 1981 Mandriotti decise di buttarsi nel calcio, acquistando, assieme a un gruppo di amici, il titolo sportivo del Teófilo Zavalaga.

L’idea di affiancare un progetto sociale a quello sportivo fu la naturale conseguenza: impressionato dalla situazione di disagio che in quegli anni paralizzava le periferie di Lima, Mandriotti pensò di dare un’alternativa a tutti quei giovani che non avevano la possibilità di giocare a calcio né quella di studiare. Il Cantolao si propose esclusivamente come accademia di formazione; infatti, mentre la prima squadra arrancava nelle leghe distrettuali, a livello giovanile gli aurinegros ci misero poco ad arrivare a giocarsela con le tre grandi rivali cittadine.

Sotto la gestione Mandriotti, il Cantolao ha vinto tornei in tutto il mondo, arricchendo la propria bacheca (attualmente il club è campione in carica nelle categorie sub-13, sub-14 e sub-15) e, soprattutto, lanciando nel professionismo una quantità impressionante di calciatori. Gente come Claudio Pizarro, Yoshimar Yotún, Carlos Zambrano e Salomón Libman, tutti ex nazionali, e Reimond Manco, probabilmente il più grande talento mancato del calcio peruviano. Oggi, l’Academia lavora in tutto il paese grazie a sedici scuole calcio, situate in ogni provincia del Perù, che arricchiscono ulteriormente il già generoso bacino di raccolta, costruito con le centinaia di collaborazioni strette in Lima negli anni. Il successo di questo progetto è riassunto dai numeri della prima squadra: attualmente sono ben quindici (su trentadue) i giocatori in rosa cresciuti nel vivaio del Cantolao. Tra di loro ci sono giovani interessanti e calciatori d’esperienza come Gianfranco Labarthe, che a 33 anni ha deciso di chiudere la carriera nel club in cui è cresciuto. Al suo fianco gioca Leandro Martín, trequartista argentino e stella di una squadra che, una volta blindata la salvezza, sogna di fare il salto di qualità.

Andrea Bracco