“El Macho” Camacho: l’amico dei tifosi, l’incubo del Cerro Porteño

Camacho

Ha un cognome da pugile portoricano l’uomo che ha risolto a favore dell’Olimpia le ultime due edizioni del Clásico con il Cerro Porteño. Néstor el Macho Camacho, dopo aver fatto gridare i tifosi del Decano lo scorso novembre con il gol del 2-1, si è ripetuto segnando l’unica rete nella vittoria sugli azulgrana, un gran tiro da fuori area che non ha lasciato scampo ad Antony Silva. Ancora imbattuto dopo sei giornate, l’Olimpia guida ora la classifica con tre punti di vantaggio sulla seconda.

Per il numero 7, reduce da due reti nei turni preliminari di Libertadores e da una tripletta al Deportivo Santaní, è un ottimo momento, specialmente se si pensa che il gol non sarebbe nemmeno il suo mestiere: da buon trequartista, dice, preferisce servire assist. Fuori dal campo le cose vanno perfino meglio: in febbraio, dopo aver incontrato e omaggiato con una maglietta autografata il giovane tifoso che, dagli spalti del Defensores del Chaco, aveva chiarito con un cartellone di voler proprio la sua, “non quella di Messi, né quella di Ronaldo”, Camacho ha risposto all’appello di due piccoli calciatori, un 2005 e un 2007, bisognosi di scarpe da calcio per poter affrontare al meglio alcuni impegni con la nazionale paraguaiana a Buenos Aires, accompagnandoli a far compere e regalando loro tutto l’occorrente e anche di più.

Nato a Villa Florida e cresciuto nel settore giovanile del Libertad, Camacho si fece notare nel 2010 con la maglia del Rubio Ñu, guadagnandosi il trasferimento al Newell’s Old Boys ed entrando nel giro della nazionale paraguaiana, con cui arriva anche a segnare un gol nel settembre 2011; per quanto, tra un ritorno al Gumarelo e l’altro, trovò anche il tempo di fare bene in Colombia con il Deportivo Cali, la scelta migliore fu però quella di ritornare in patria, dopo un’esperienza non esaltante con i brasiliani dell’Avaí, per vestire la maglia del Guaraní. Con l’Aborigen, oltre a vincere il Clausura 2016, tornò in nazionale all’età di trent’anni e venne eletto miglior giocatore dell’anno nel 2017: quando se ne andò per accasarsi all’Olimpia, di cui giura di essere tifoso fin da piccolo come il 90% della sua famiglia, il saluto dei tifosi fu di quelli che si tributano a giocatori importanti. Lo scorso agosto, dopo un gol proprio contro il Guaraní, superò il dibattito sull’opportunità di celebrare i gol dell’ex e onorò la promessa fatta all’amico Josías Cáceres salendo sui cartelloni pubblicitari e incrociando le braccia sul petto: un gesto dedicato ai tifosi non udenti che, nella lingua dei segni paraguaiana, significa “te quiero”.

Marco Maioli