Binacional, la squadra che vinse una coppa con un fruttivendolo e due dentisti

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Digitando “Copa Perù” sul web si apre un mondo nuovo, fatto di gol segnati da calciatori di livello amatoriale, giocate in campi senza erba, scontri tra le tifoserie e ogni tanto anche qualche invasione di campo da parte di animali.

L’edizione 2017 però ha portato alla ribalta una realtà tanto piccola quanto interessante. Si tratta dell’Escuela Municipal Deportivo Binacional, conosciuto semplicemente come Binacional, club fondato nel 2010 come centro sportivo nel dipartimento di Desaguadero, piccolo centro delle Ande diviso esattamente a metà tra Bolivia e Perù. Il Binacional sta disputando la sua prima stagione assoluta in Primera División, con l’obiettivo di centrare la salvezza.

Il Binacional ha conquistato il Descentralizado vincendo la Copa Perù, un torneo molto lungo e dispendioso che si gioca in tutto il Paese, a partire dalle fasi distrettuali. Per arrivare in fondo c’è bisogno di sforzi economici importanti, ed è proprio per questo che il successo del Poderoso non solo è stato accolto con sorpresa, ma ha anche interrotto alcuni anni di dominio da parte delle cosiddette ‘nobili decadute’.

Carlos Coronel è arrivato a vestire la maglia celeste nel 2016, l’anno nel quale il numero uno del club, Mariano Melgar, decise di spostare la squadra dalla periferia di Puno ad Arequipa, per fare fronte a limiti logistici che stavano diventando problematici. Coronel è passato alle cronache per un’intervista rilasciata a una tv locale, nella quale raccontava la sua storia: proposto al Binacional dal fratello, che fece di tutto per procurargli un provino, venne intercettato da un dirigente della società per le strade di Arequipa, mentre svolgeva il suo lavoro. Coronel, durante il suo primo anno al Binacional, vendeva frutta in piccoli mercatini improvvisati a bordo strada, e dopo il turno, in genere di dieci ore, andava ad allenarsi con la squadra, poi vincitrice della Copa Perù anche grazie al suo fondamentale apporto.

Diversa la vicenda riguardante altri due giocatori, Martín Cuadros e Carlos Aspilcueta, parte integrante del Binacional per un quadriennio. Oltre a giocare a calcio, i due leader della difesa celeste hanno studiato per diventare dentisti. Un percorso difficile, che però presentava diverse affinità col fútbol: “Grazie ai primi guadagni col calcio mi sono pagato l’università. L’odontologia è la mia passione, al pari del calcio: grazie a entrambe sono cresciuto umanamente e professionalmente” ha spiegato Cuadros a Dépor .

Oggi nessuno dei tre giocatori fa più parte della rosa allenata da Luis Flores, che nel frattempo si è rinforzata con diversi elementi di categoria. L’anima operaia e l’umiltà, quelle sì, sono rimaste intatte. E per conquistare la salvezza, ci sarà bisogno di entrambe.

Andrea Bracco