Arsenio Erico: dalla Croce Rossa al Diablo Rojo, la storia del miglior goleador d’Argentina

Arsenio Erico

La scorsa notte si è chiusa la serie dei quarti di finale di Copa Sudamericana tra Independiente e Nacional Asunción. Ormai è troppo tardi, ma se aveste voluto vivere sul posto almeno una delle due partite, vi sareste potuti trovare nella platea “Arsenio Erico” del Libertadores da América di Avellaneda, dove si è giocata la gara di ritorno. Quella di andata, invece, non avreste potuto vederla all’Estadio Arsenio Erico di Asunción, perché le squadre guaraní giocano le partite di coppa al Defensores del Chaco. Lo stadio in cui nel 2010 venne allestito un mausoleo per rendere omaggio al ritorno in Paraguay del feretro di Arsenio Erico, a cui è dedicata una tribuna.

Non è stato un accoppiamento qualsiasi quello tra Independiente e Nacional, le due squadre dove ha lasciato il segno el Saltarin Rojo, come recita il più noto dei suoi tanti soprannomi. Non solo il filo più brillante che lega calcisticamente Argentina e Paraguay, ma anche uno dei calciatori più forti della prima metà dello scorso secolo.

Erico nacque ad Asunción nel 1915 e crebbe durante la Guerra del Chaco. Il Paraguay intuì il suo valore quando esordì nel Nacional a soli quindici anni, mentre l’Argentina vide in lui un eletto qualche anno più tardi, mentre faceva parte di una selezione della Croce Rossa che giocava a calcio per raccogliere fondi. Lo notarono un dirigente del River Plate e uno dell’Independiente: il primo non lo vestì con la Banda perché al centro dell’attacco aveva Bernabé Ferreyra al proprio apice, il secondo, invece, lo portò ad Avellaneda in un istante.

Un giocatore indescrivibile. Attaccante letale e “gran artista”, come lo definiva il suo più grande ammiratore, Don Alfredo Di Stéfano, Erico polverizzò ogni statistica segnando 293 gol nel campionato argentino. Negli archivi, ancora si combatte una battaglia all’ultimo gol tra lui e Ángel Labruna, ma la media di reti segnate a partita da Erico è a ogni modo molto più alta. Si coniarono infiniti apodos per questo epocale campione: el Hombre de Goma per le formidabili capacità nello stacco aereo e nell’acrobazia, nonostante le due fratture al braccio subite (era infallibile nello scegliere il tempo per lo stacco e saltare più in alto dei portieri, inoltre segnò di scorpione nel 1934, trentadue anni prima della nascita di René Higuita). O ancora: el Paraguayo de Oro, a cui offrirono 200.000 pesos per vestire la maglia albiceleste, ma rifiutò. Forse per costringerlo a ritrattare la decisione, l’Independiente si oppose sempre alle convocazioni della sua vera nazionale, ma non ci fu verso di fargli cambiare idea.

Con il Rojo vinse e segnò tantissimo: nelle suo migliori stagioni sfiorò la media di un gol e mezzo a partita, tanto che quando la marca di sigarette “43” decise di premiare il centravanti che avrebbe raggiunto quel numero di reti, Erico si attestò su quella cifra con largo anticipo rispetto alla fine del campionato. Finì per trascorrere il resto della stagione a fornire assist ai compagni.

Aveva un controllo del contesto intorno a sé che sfiorava il dominio: a un certo punto iniziò a pronosticare prima delle partite il numero di gol che avrebbe segnato. Raramente sbagliava, mai per difetto. El Gráfico scrisse di lui che usava la testa come una mano, i piedi come due cucchiai e che la metà dei suoi gol non appartenevano alla categoria standard: aveva messo d’accordo tutti nel dibattito teorico tra efficacia e bellezza nel gioco del calcio.

Per completare la carriera nel 1942 lasciò temporaneamente Avellaneda per tornare al suo Nacional, dove chiuse un conto in sospeso vincendo un campionato. All’età di 34 anni, martoriato dai problemi al ginocchio, chiuse la propria carriera. Quando un arresto cardiaco se lo portò via nel 1977, dopo un intervento di amputazione di una gamba a causa del diabete di cui soffriva, venne sepolto a Buenos Aires. La domenica successiva, i sostenitori del Rojo gli attribuirono il gol che decise la partita a loro favore.

Perché anche il più giovane tifoso dell’Independiente può vantarsi di Arsenio Pastor Erico.

Federico Raso