Santiago Arias: il terzino più desiderato del mercato

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Una grande stagione, il palcoscenico del Mondiale e l’ambizione di tentare il salto di qualità. Santiago Arias è uno dei nomi forti di questo calciomercato, con il Napoli e altri club di Champions League pronti a investire su di lui. Il terzino destro colombiano sta per lasciare l’Olanda dopo cinque più che positivi, l’ultimo dei quali terminato con la vittoria del campionato. Arias ha tenuto ritmi da capogiro: 3 gol, 6 assist, l’82% di passaggi completati e il maggior numero di tackle riusciti in assoluto, numeri che gli hanno permesso di vincere il titolo come miglior giocatore della passata stagione.

E dire che la Gacela, soprannome nato ai tempi del Colegio Calasanz quando vinceva le gare sui 50 e i 100 metri, in Olanda ci arrivò quasi per caso. Dopo un biennio non felicissimo allo Sporting Lisbona, Arias pensò seriamente di rientrare in Colombia per riazzerare tutto e provare a ripartire. A Eindhoven però hanno creduto in lui, nonostante il periodo che stava passando non fosse dei migliori: dopo un paio di stagioni ambientamento, il pibe antioqueño è diventato il miglior laterale dell’Eredivisie, tanto che già l’estate scorsa si parlava di un possibile passaggio in Bundesliga, dove ancora oggi ha parecchi estimatori. Col PSV ha vinto tutto, ma questo di certo non sorprende chi lo conosce e lo segue dagli inizi.

Nato a Medellín nel 1992, Arias non possiede il classico background sudamericano fatto di povertà e difficoltà a emergere. I genitori lavoravano rispettivamente come impiegato e come maestra di asilo, nello stesso complesso in cui Arias da ragazzino ha cominciato a tirare calci a un pallone. Al Calasanz giocò diversi tornei scolastici, venendo notato subito per la sua velocità e per lo scatto da fermo, due delle sue qualità migliori. Così le sue prestazioni cominciarono a diventare famose anche al di fuori del barrio de La América. Quando fu convocato nella Selección Antioqueña, Arias ebbe la fortuna di conoscere Ceferino García, una sorta di mentore che con lui instaura subito un rapporto familiare, essendo amico di lunga data del padre.

Purtroppo papà Raúl se ne andò nel 2009, pochi giorni prima che Arias firmasse il suo primo contratto da professionista, con La Equidad: «Erano molto legati, ma se Santiago è riuscito a superare anche quel momento lo deve soprattutto all’educazione ricevuta in famiglia» ha confidato García. Fu proprio lui a consigliarlo al cugino Alexis, allenatore del club, che dopo avergli messo le mani sopra riuscì a trasformarlo in un terzino completo, in grado di interpretare entrambe le fasi di gioco con ottimi risultati. Parallelamente arrivarono anche le prime convocazioni in nazionale: prima la sub-17 e poi la sub-20, dove la Gacela si mise in mostra nel quarto posto conquistato al Mondiale del 2011. Un torneo importante, che gli servì per fare il salto definitivo verso l’Europa. Ad attenderlo c’era lo Sporting, dove Arias passò un biennio “non positivo, ma non solo per colpa dell’allenatore”, prima di esplodere definitivamente al PSV.

L’unico punto fermo in questi anni è rappresentato dalla famiglia. Santiago ha un rapporto profondo con la madre e la sorella, che lo scorso anno lo hanno finalmente raggiunto in Europa: «Ci siamo sempre sacrificati l’uno per l’altro. Mio figlio in Olanda è maturato molto, ha imparato l’inglese e instaurato uno splendido rapporto coi tifosi» dice la madre, una vera e propria figura di riferimento. Così come Karin Jiménez, ex modella che attualmente ne cura gli interessi: i due stanno insieme dal 2011, quando si conobbero a Bogotá in occasione di un concorso di bellezza nel quale Karin vinse la corona di regina.

Fu amore a prima vista, come per il fútbol: «Fin da piccolo non sognavo altro che giocare a calcio, volevo un campo in cui correre e fare la cosa che amavo di più», ha raccontato a El Espectador. Portogallo, Olanda e forse anche l’Italia: a 26 anni ci sono ancora tanti chilometri da percorrere.

Andrea Bracco