Da centravanti a nuovo Dida: Arboleda, dopo James il Banfield ha di nuovo un colombiano

Arboleda

Il pareggio del Banfield nei minuti finali all’Olímpico Atahualpa di Quito, firmato da due vecchie conoscenze del calcio italiano come Jesús Dátolo e Mauricio Sperduti, ha permesso agli argentini di accedere alla fase successiva della Copa Libertadores eliminando l’Independiente del Valle. Se il gol al 94’ dell’ex Palermo è stato determinante, altrettanto si può dire della parata compiuta dal portiere colombiano Iván Mauricio Arboleda al minuto 89’, quando è riuscito con un intervento prodigioso in uscita bassa a togliere il pallone all’attaccante avversario Estrada, che altrimenti avrebbe depositato in rete il pallone del definitivo 3-1.

Nonostante la giovane età è già stato paragonato al leggendario portiere russo Yashin, dal quale ha ereditato il soprannome di Araña Negra, per la sua bravura tra i pali. Il portiere nato nel 1996 proveniente dal barrio La Ciudadela di Tumaco, cittadina vicina al confine con l’Ecuador, conosciuta come la Perla del Pacífico ma anche per il narcotraffico, si è trasferito in Argentina all’età di 17 anni dopo gli inizi nel settore giovanile del Deportivo Pasto. A 8 anni ha cominciato a giocare per volere della nonna Teresa, visto che a lui il calcio non piaceva.

Cominciò da attaccante, con buoni risultati visto che venne ribattezzato dai compagni e dall’allenatore “Adebayor”, per il gran numero di gol segnati e per l’abilità nel colpo di testa. Le cose cambiarono quando in una partita venne espulso il portiere e in assenza del sostituto si offrì lui, che parò un rigore e risultò il migliore in campo. Nelle partite successive, d’accordo col proprio allenatore, scendeva in campo la prima frazione in attacco e la seconda tra i pali, ma col tempo la sua posizione definitiva divenne quella di portiere. Al Deportivo Pasto ha potuto apprendere alcuni trucchi del mestiere da José Fernando Cuadrado, portiere nel giro della nazionale colombiana, che è stato per lui il primo referente.

Come il connazionale James Rodríguez, anche lui ha lasciato la Colombia dopo aver disputato il Sudamericano Sub-17 per cercar fortuna in Argentina, nella zona sud di Buenos Aires, al Banfield. Prima di lasciare la patria però fu vicinissimo a essere tesserato dal Deportivo Cali (venne contattato da Faryd Mondragón) e dall’Independiente Medellín, ma sorsero degli inconvenienti col Pasto che non lo voleva cedere e successivamente ricevette offerte da diversi club argentini: “Mi chiamarono River Plate, Tigre, Lanús e Vélez. Al River pensai che non avrei avuto chance perché c’era Batalla. Alla fine mi chiamò il Banfield e pensai che se lì ci ha vinto anche James non poteva essere un club piccolo”. Al Taladro ha trovato lo stesso allenatore che fece debuttare James Rodríguez con la maglia biancoverde in Copa Libertadores, Julio César Falcioni. Proprio Falcioni che da giocatore ha difeso la porta dell’América de Cali, la squadra per la quale tifa la famiglia Arboleda.

L’allenatore che lo ha accolto in Argentina, quando ancora non poteva giocare per limiti di età, fu Matías Jesús Almeyda, mentre Claudio Vivas lo fece esordire in Primera il 20 marzo 2016. Le prime due partite che ha giocato da professionista sono state in due degli stadi più importanti al mondo. Il debutto avvenuto contro il River Plate al Monumental, quando rimase imbattuto per novanta minuti, salvo poi incassare il gol dell’1-1 da Lucas Alario in pieno recupero. La seconda partita ufficiale fu invece a marzo 2017, sempre in trasferta, ma stavolta a La Bombonera contro il Boca Juniors in una partita decisa da una doppietta di Darío Benedetto.

Questa stagione doveva essere quella giusta per vederlo titolare, ma è partita male dopo che lo scorso settembre durante i sedicesimi di finale di Copa Argentina si è infortunato a un polso ed è rimasto lontano dal campo di gioco per circa due mesi. Ora col debutto in Copa Libertadores, il salvataggio decisivo contro gli ecuadoriani e un momento non così esaltante per il movimento dei portieri colombiani a livello di selección, chissà che i suoi sogni non inizino finalmente a prendere forma. Aveva infatti dichiarato in un’intervista qualche tempo fa ai media colombiani: “Vorrei vincere col Banfield come aveva fatto James, giocare per la nazionale e conoscere Falcao. Infine andare a giocare al Milan e diventare il successore del mio idolo, Nelson Dida”.

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Mattia Zupo