La classe di Hohberg e i miracoli di Butrón: all’Alianza il Clásico limeño

Alianza

Centinaia di poliziotti in allerta, tanta tensione e il commovente minuto di silenzio per onorare Daniel Peredo, telecronista della nazionale scomparso tragicamente pochi giorni fa. Questi erano gli ingredienti principali del primo Clásico limeño stagionale, che ha visto l’Alianza avere la meglio sull’Universitario, in rimonta, per 3-1. A spingere la squadra di Bengoechea alla vittoria ci hanno pensato due giocatori completamente agli antipodi per ruolo e risonanza mediatica, ma accomunati da un carisma che in campo ha fatto la differenza.

Alejandro Hohberg è l’antidivo per eccellenza, un personaggio raro da trovare nel mondo sudamericano. Dai suoi piedi sono partite tutte le azioni più pericolose dell’Alianza, dal gol del pareggio all’azione che ha portato al rigore del sorpasso, trasformato da Cruzado.

Se Bengoechea oggi può godersi la riconferma, che alla vigilia del Clásico non sembrava per nulla scontata, grosso del merito si può dare alla prestazione di questo ventiseienne che nei momenti più difficili si è sempre fatto trovare pronto. D’altronde, la sua carriera parla da sola: tanta gavetta e un’esplosione che non sembrava arrivare mai, fino a quando Ricardo Gareca non decise di convocarlo per la Copa América Centenario due anni fa.

Da lì in poi, Hohberg venne preso maggiormente in considerazione anche a livello di club, tanto che l’Alianza, alla ricerca di giovani, nel gennaio del 2017 lo prelevò dal Cesar Vallejo, concedendogli la prima vera occasione di una carriera passata esclusivamente in provincia.

Hohberg ci mise poco a diventare imprescindibile nel 4-3-3 di Bengoechea, dove da subito si impose come uno dei top nel ruolo. Il Clásico, arrivato a due mesi dal suo inserimento nella top 11 del campionato scorso, non ha fatto altro che confermare la sua crescita.

Un impatto decisivo, quello di Hohberg, così come decisive si sono rivelate le mani di Leao Butrón, portiere ma soprattutto leader dell’Alianza. A quarant’anni compiuti, Butrón sta vivendo una specie di seconda giovinezza. Merito, sembra, di quello che lui stesso in una recente intervista ha definito “fattore Alianza”, un input secondo il quale vestire la maglia dei Grones rappresenterebbe il vero valore aggiunto, prima ancora della tecnica. Eppure Butrón, tornato a La Victoria a dieci anni da quell’unica stagione in cui aveva già vestito i colori alianzisti, è un prodotto del vivaio dello Sporting Cristal. Due filosofie, due mondi in antitesi, che Butrón ha sposato in fasi diverse della sua carriera. Col Cristal esplose, fino a guadagnarsi l’apodo di Gianluigi Butrón (assonanza scontata), ma l’Alianza gli è entrata talmente dentro che, a dicembre, ha perfino rischiato di essere denunciato per comportamento antisportivo. Butrón, durante i festeggiamenti per la vittoria del campionato, ha indossato una t-shirt con una scritta offensiva verso i rivali della U, apostrofati in maniera poco gentile. Una U che, ancora una volta, è stata fermata dalle parate di San Leao, provvidenziale su Siucho, decisivo su Osorio, straordinario nella ripresa su Quintero e Corzo.

Al fischio finale, Butrón si è girato verso il settore ospiti desolatamente vuoto. Così, per l’abbraccio dei tifosi, bisognerà attendere ancora qualche giorno. Al Matute arriverà il Boca Juniors per la prima partita di Libertadores: una notte per cuori forti, dove serviranno altri miracoli.

Andrea Bracco