Abreu: il record di maglie vestite, il soprannome ‘Loco’ e il rigore del 2010

Abreu

Col contratto firmato all’Audax Italiano, dopo la fine dell’avventura nella seconda divisione cilena al Puerto Montt, Sebastián Abreu è diventato il giocatore che ha vestito più maglie nella storia del calcio. Sono ben 26 i club in cui ha giocato in 23 anni di carriera, e in queste società è sempre riuscito a segnare. Quattrocento reti in carriera tra club e nazionale e 20 derby diversi lo hanno visto andare in gol. L’abitudine a trasferirsi spesso è iniziata nel 1998, quando il Deportivo La Coruña detentore del suo cartellino iniziò a cederlo in prestito a club sempre differenti fino al 2004, con un diritto di riscatto sempre molto alto.

Da tutti conosciuto come el Loco, in realtà da bambino veniva chiamato el Negro perché gli antenati del padre avevano origini africane. L’apodo di Loco che lo ha accompagnato da Boedo a Gerusalemme fino al Mondiale in Sudafrica, gli è stato dato ai tempi del San Lorenzo de Almagro dall’allenatore Néstor Gorosito per il suo modo di presentarsi, sempre con la musica a tutto volume, per la sua allegria e per alcune sue stravaganze.

Tra queste il rito di indossare ogni volta che scende in campo una maglia con stampati tutti gli stemmi dei club in cui ha militato, oltre all’immancabile foto dei suoi figli. La maglia utilizzata è quella che ha usato suo padre nell’ultima partita che ha disputato nella selezione regionale del Lavalleja. Un modo per omaggiare le sue origini e che gli trasmette forza, ha detto qualche anno fa in un’intervista a El Gráfico. Nel 2013 quando giocava in Brasile nel Figueirense, dopo aver segnato al Flamengo festeggiò in modo provocatorio baciando lo stemma dei rivali del Botafogo, dove aveva giocato precedentemente, causando così una rissa che gli costò una giornata di squalifica. Tuttavia era tutto pianificato, visto che la partita di campionato successiva Abreu non l’avrebbe giocata comunque, a causa della chiamata del Maestro Tabárez in nazionale.

Con la Celeste ha forse vissuto uno dei momenti più celebri della sua carriera. Nel Mondiale 2010 infatti segnò col cucchiaio l’ultimo rigore della sfida contro il Ghana, valida per l’accesso alla semifinale. Oltre al gesto tecnico però c’è da raccontare l’aneddoto al momento della scelta dei rigoristi, quando il Ct lo aveva designato come terzo, mentre nella sua testa frullava già l’idea di batterlo in quel modo per ultimo. Così chiese a Tabárez: “Perché non quinto?”. L’allenatore intuì dallo sguardo che aveva in mente qualcosa e decise di scambiare l’ordine dei tiratori invertendo Scotti e Abreu. Una scelta a dir poco coraggiosa se ci aggiungiamo che il giorno prima della partita in allenamento aveva sbagliato tre rigori.

E pensare che tutto questo non sarebbe stato possibile se avesse proseguito a giocare a basket, l’altra sua grande passione coltivata durante l’infanzia. Grazie soprattutto alla sua altezza (1,93 cm), da giovanissimo era stato convocato al Sudamericano Sub-17 con la nazionale uruguaiana. Ma una notte si allontanò dal ritiro, dalla palestra dove alloggiavano per raggiungere un ristorante a dieci isolati di distanza, insieme a un suo compagno. Finirono in un pub e si presentarono con due ore di ritardo all’allenamento del giorno dopo, così da costringere l’allenatore a prendere la decisione di estrometterlo dalla lista definitiva.

Così qualche settimana dopo venne convocato in maniera abbastanza sorprendente per il Sudamericano Sub-17 di calcio del 1993, dopo che il commissario tecnico lo aveva visto durante il campionato regionale, nel quale aveva raggiunto le semifinali con il Lavalleja. Non giocò le prime due partite della competizione, ed entrò nel secondo tempo della partita cruciale per il passaggio alla fase finale contro la Bolivia, nella quale serviva vincere con sette gol di scarto. Era l’unico ragazzo proveniente dall’Interior e così il Ct dopo il primo tempo finito sul risultato di 1-0 decise di gettarlo nella mischia. L’incontro terminò 6-0 con la doppietta e due assist proprio dell’ex cestista. Nonostante l’eliminazione, scaturì un’asta tra i principali club di Montevideo: Peñarol, Nacional, Danubio e Defensor Sporting, e fu proprio la Violeta a comprarlo. E da lì cominciò la sua scalata verso il record.

Mattia Zupo